In questi giorni diversi fotografi mi hanno scritto la stessa cosa:
«È sempre più difficile trovare donne da fotografare.»
Non rispondono.
Visualizzano e spariscono.
Fissano un appuntamento e poi cambiano idea.
È vero.
Ma credo che la fotografia c’entri solo fino a un certo punto.
Perché oggi è diventato difficile anche qualcosa di molto più semplice: parlare con qualcuno che non conosciamo.
In palestra. Al bar. Per strada.
Persino iniziare una conversazione sembra richiedere prima di capire se abbiamo il permesso di farlo.
E così, prima ancora di parlare, cerchiamo di decifrare l’altro.
Posso essere spontaneo o verrò frainteso?
Posso mostrarmi interessato senza sembrare invadente?
Posso essere gentile senza che venga letto come interesse?
Posso fare una battuta?
Posso semplicemente… parlare?
E mentre cerchiamo di capirlo, ci tratteniamo.
Succede anche a me.
Sono una persona spontanea, mi piace parlare, scherzare, conoscere le persone.
Eppure, a volte mi trattengo anch’io.
Non perché non abbia voglia di entrare in relazione, ma perché non riesco a capire se dall’altra parte c’è disponibilità alla mia apertura.
E allora mi ritraggo.
Ed ecco il paradosso:
due persone magari sarebbero entrambe disponibili. Ma nessuna delle due vuole esporsi per prima.
Per paura di disturbare.
Di essere fraintesa.
Di ricevere un rifiuto.
Di sembrare troppo interessata.
E alla fine possiamo apparire freddi, ambigui o disinteressati proprio mentre stiamo cercando di proteggerci.
Ma allora cosa facciamo?
Siccome oggi è difficile fidarsi, non ci fidiamo più di nessuno?
Siccome è difficile conoscere qualcuno, non parliamo più con nessuno?
Siccome possiamo essere fraintesi, smettiamo di essere spontanei?
Proteggerci dal rischio di una relazione, di qualsiasi natura, significa anche proteggerci dalla possibilità che quella relazione nasca.
E nella fotografia?
Pensa a cosa chiediamo durante un ritratto.
A una persona che magari non ci conosce chiediamo di affidarsi a noi.
Nel Boudoir e nel Nudo ancora di più: le chiediamo di mostrarci qualcosa di sé, fisicamente ed emotivamente.
Se ormai facciamo fatica persino a scambiare due parole con uno sconosciuto, come possiamo pensare che davanti a una macchina fotografica la fiducia sia automatica?
Forse allora, quando una donna non risponde, cambia idea o arriva diffidente, la domanda non può essere soltanto:
«Perché lei si comporta così?»
Possiamo chiederci anche:
«Io cosa sto facendo perché dall’altra parte venga percepita disponibilità?»
Disponibilità umana, prima ancora che fotografica.
Una buona fotografia comincia molto prima dello scatto.
Comincia quando due sconosciuti riescono, almeno per un momento, ad abbassare le difese.
E qualcuno deve pur cominciare.
Micaela

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