ZouZou boutique dedicata all’erotismo femminile

blog, Lingerie, Magazine

Parlando di erotismo non possiamo non citare ZouZou, la prima boutique dedicata all’erotismo femminile in Italia, aperta dal 2007 a Roma. Gestita da due donne intraprendenti – Alessandra Pucci e Tiziana Russo – che hanno voluto creare nel centro di Roma un tempio della sensualità femminile, Zou Zou non è solo shopping di sex toys, cosmetica e lingerie, ma anche sensual entertainment. Nella boutique si organizzano infatti anche presentazioni di libri erotici, serate cui parlare di sesso tra donne (risponde all’appello anche la sessuologa Barbara Florenzano) tra champagne e tartine, workshop di sensualità e corsi di burlesque. Tra i servizi speciali lo shopping privato e le serate per le future spose (i nuovissimi Bachelorette party) e le loro amiche.

ZouZou è la prima boutique in Italia ad aprire le porte in pieno centro a Roma all’erotismo femminile.

Un luogo sofisticato e accogliente, dove gli odori esaltano i sensi e la fantasia è stimolata dalla bellezza e dal design degli oggetti esposti.

ZouZou ha fatto da apripista nel campo del sensual entertainment e vanta le collaborazioni più esclusive tra i designers e i creativi nel panorama della lingerie e dei luxury sex toys. Tra questi Shiri Zinn la cui collezione di Crystal Dildo è stata esposta al Museum of Sex sulla 5th Avenue di New York. Jimmyjane il lifestyle brand di San Francisco i cui sex toys placcati in oro e platino, sono divenuti oggetti da esibire in pubblico per moltissime celebrities tra cui P. Diddy, Kate Moss, Eva Longoria e altri. Chloe Hambel la giovane designer dietro l’etichetta Lascivious, la lingerie più apprezzata dalle clienti di ZouZou

Una nota a sé va a Betony Vernon, straordinaria e bellissima creatrice di gioielli erotici. Corteggiata dai più importanti fotografi e magazine di moda, Betony ha scelto ZouZou come sua vetrina privilegiata in Italia. La sua collezione Paradise Found si compone di oggetti preziosi per il miglioramento delle prestazioni sessuali. Realizzati in materiali nobili che spesso nascondo la loro vera funzione nella forma ornamentale. Gran parte della collezione può essere indossata apparentemente come un “semplice” gioiello. 

Fiore all’occhiello della Boutique è il piccolo camerino decorato da Rafael Vanegas, cultore dell’icona femminile dal Rinascimento alla Pop Art, le sue opere raffigurano desiderio ed erotismo.

ZouZou con le sue iniziative contribuisce a superare i tabù sulla sessualità, soprattutto quella femminile ancora oggi negata da fattori culturali e sociali. Tra gli eventi da non mancare le famose serate al femminile Les Zouzettes.

Dove
Vicolo della Cancelleria 9a – Roma
tel. 06 6892176 
www.zouzou.it

Confronto tra digitale e analogico

blog, formazione, workshop online

Qui di seguito trovate i primi confronti tra digitale e analogico, fotografia e stampa realizzata sempre da me. Ovviamente le stampe da pellicola dal vivo sono proprio un’altra cosa, qui non si percepisce la pastosità del chiaroscuro.
Poi c’è da dire che sono le mie prime stampe quindi da migliorare in alcuni casi.
Voi preferite la nitidezza e la perfezione del digitale o l’imperfezione artistica dell’analogico? Il mio cuore dice senza dubbio l’analogico.
A ognuno la sua fotografia.

Femminilità e provocazione: Shoot Sisters (analogico)

blog, Fotografia: ispirazioni dalla rete, Magazine

Ho trovato questo interessante articolo di Lomography sulla fotografia femminile realizzata con fotocamere analogiche.

Avevamo già avuto modo di conoscere Annalisa Gaeta grazie ai suoi splendidi scatti con la pellicola LomoChrome Purple. Siamo tornati ad intervistarla per un interessante progetto a cui si sta dedicando insieme ad Elisa Zanotto. Il progetto si chiama Shoot Sisters e combina la passione di Annalisa per la fotografia analogica, e quella per l’interpretazione e la posa di Elisa.

Nel loro progetto scattano con diverse fotocamere analogiche ed istantanee e mostrano il loro lato creativo ed erotico trasmettendo forti emozioni.

Ciao Annalisa ed Elisa, com’è nata l’idea del vostro progetto “Shoot Sisters”e quando ha avuto inizio?

Il progetto ha avuto inizio un anno fa. Abbiamo sempre creato tantissimi set e video, e, anche se in campi totalmente diversi, siamo cresciute e migliorate insieme nell’ambito della fotografia. Elisa ha collaborato con tantissimi fotografi, Annalisa con tantissime modelle. Oltre a lavorare insieme siamo anche molto amiche quindi, dopo ogni set fotografico, ci sentiamo per raccontarci come sono andati i lavori e le varie esperienze fotografiche. Le nostre passioni sono opposte ma complementari. Annalisa, da fotografa, è curiosa del punto di vista di una modella, e allo stesso tempo Elisa è curiosa del punto di vista di chi sta dietro alla macchina fotografica. Ci siamo sempre aiutate in questo. Abbiamo tantissima voglia di fare, ma non vogliamo chiuderci soltanto nella nostra prospettiva, per questo abbiamo creato Shoot Sisters. Un piccolo gruppo dove ognuno mette a disposizione la propria arte e “sfrutta” le capacità artistiche dell’altro per creare qualcosa di nuovo.

©Annalisa Gaeta

Cosa vi ha spinto a crearlo e quale messaggio volete trasmettere all’osservatore?

Ahimè, ci siamo accorte abbastanza presto che il nostro limite nella fotografia era irrimediabilmente segnato dalle nostre limitate risorse economiche. Non solo per il costo di pellicole, sviluppi, e macchine fotografiche, ma anche per le locations, gli outfit, gli oggetti di scena, il make-up… Questo progetto risponde a questa nostra esigenza di andare oltre a limiti così contingenti, e dare più ampio respiro alla nostra creatività. Con l’aumentare degli abbonati, e quindi delle risorse a nostra disposizione, i set sono diventati sempre più immaginifici, e speriamo di poter continuare in questa direzione. Inoltre, non ci va giù che i creativi e gli artisti debbano sempre lavorare gratis. Noi paghiamo sempre tutti i nostri collaboratori. Purtroppo meno di quanto vorremmo, ma speriamo di poter migliorare anche da questo punto di vista. Infine, perché proprio Patreon? Perché è una piattaforma che permette di autogestirsi. Noi siamo in due, ma è usata anche da tante modelle, ed è bello perché hanno il totale controllo dei contentuti che le riguardano, e anche del ricavato. Abbiamo notato che alcuni fotografi non lo vedono di buon occhio, e purtroppo questa è una forma di maschilismo e misoginia. A parole criticano il portale per la sua assenza di qualità, e alimentano il falso stereotipo di un sito squallido. Non è affatto così, è pieno di artisti in gamba! E se aiuta l’emancipazione economica delle modelle, tanto meglio, un motivo in più per apprezzarlo.

©Annalisa Gaeta

Cosa vi attrae dell’analogico che la fotografia digitale non è in grado di darvi?

Annalisa: Mi piace tutto dell’analogico. la grana, l’errore, la pellicola con i suoi effetti, l’ansia dell’attesa dello sviluppo, l’impegno che metto nello scattare un limitato numero di foto, il modo in cui riesco a imprimere il buio e la luce in un’immagine reale e concreta, posso realmente toccare quel buio che stavo guardando, ho catturato quel raggio di luce che stavo guardando. Non so spiegarlo bene ma tutto questo mi emoziona tantissimo.

Elisa: Ho sempre preferito la corposità delle foto analogiche. Hanno una tridimensionalità che alla fotografia digitale manca. Per qualche arcano motivo, ho collaborato con tantissimi fotografi che scattano in digitale. Io posto una foto (o una serie) al giorno su instagram, ricordo che a un certo punto mi sono accorta che da settimane non pubblicavo più foto digitali. Da modella, posso dire che è un po’ come con i selfies. Indipendentemente dalla fotogenia nelle foto digitali, c’è chi viene bene, e chi viene male. Io sono orrenda nei selfies, ma ho un ottimo feeling con pellicola e foto istantanee. Poteva andarmi peggio insomma!

Quando dovete scegliere la location giusta per la vostra sessione fotografica, su cosa basate la vostra scelta? Avete un luogo che preferite rispetto ad altri?

Dipende dai set. La maggior parte li scattiamo a casa di Annalisa che ha teli per fare vari sfondi e vari faretti utilissimi per illuminare al meglio la foto. Se serve, cerchiamo una location adatta che puo’ essere una terrazza, un locale, un parco…ci è capitato di affittare delle case apposta per fare dei lavori.

©Annalisa Gaeta

C’è un tema che contraddistingue molti dei vostri scatti e che ci ha colpito: lo sguardo del soggetto fotografato, in questo caso Elisa, sembra essere il fattore dominante per la trasmissione di emozioni attraverso le vostre fotografie. Quanta importanza date a questo elemento? Quali emozioni prevalgono nei vostri scatti?

Elisa: Devo ammettere che mi spiazza un po’ questa domanda, pensavo che lo sguardo fosse centrale un po’ per tutte le modelle. Proverò a rispondere, comunque. Credo sia il genere di discorso alla “è nato prima l’uovo o la gallina?”. Io provengo da un percorso come attrice, che inevitabilmente influenza il mio modo di posare. Recito perché sono una persona empatica. Essendo nata con gli occhi chiari, sono stata sempre consapevole di quanto attirassero l’attenzione (anche da piccola:” che occhi belli questa bimba!”), ed essendo stata timidissima, credo di aver affidato allo sguardo tutta l’espressività che non riuscivo a mettere nelle parole. Crescendo sono migliorata, ma non ho mai smesso di utilizzare ben due linguaggi non verbali, la gestualità (come tutti gli italiani) e lo sguardo (oltre, ovviamente, alla micromimica facciale, la postura e tutti quegli elementi inconsapevoli che contraddistinguono noi esseri umani). Utilizzando molto lo sguardo nella vita, inevitabilmente è diventato un elemento fondamentale nel mio modo di recitare, e probabilmente anche nelle foto.

Il corpo femminile caratterizza quasi tutte le vostre fotografie, come vi siete avvicinate al nudo artistico e a questo tipo di fotografia?

Annalisa: Per quanto riguarda il nudo in particolare devo ringraziare una modella, Laura Santucci, che anni fa decise di posare per me nonostante io non avessi nessuna esperienza col nudo (e pochissima esperienza in generale). Credo sia stata una grandissima fortuna iniziare con una bellissima donna molto più esperta di me. Come dico sempre non ho una fonte d’ispirazione. Amo guardare tutto, quindi quando qualcosa mi piace tanto devo assolutamente fotografarlo.

Avete scelto di scattare sia in bianco e nero che a colori, e con diverse macchine fotografiche. Quale strumentazione avete usato e quand’è che preferite scattare in b&w?

Abbiamo usato davvero tantissime macchine fotografiche e rullini. Spesso vado in un negozio che vende prodotti Lomography qui a Roma, Elvis Lives, e credo davvero di aver provato almeno per una volta ogni tipo di pellicola in vendita. Anche per le macchine fotografiche ho provato un po’ di tutto…Holga, Lomo’Instant Automat versione South Beach (che è bellissima esteticamente e la trovo davvero una macchina fantastica, non lo dico per fare una sviolinata ma sul serio è una delle mie macchine fotografiche preferite). Ho una canon AT-1, una Cosina CT-1, varie Polaroid…insomma ho due scatoloni pieni di macchine fotografiche e cerco di usarle tutte, anche quelle usa e getta. Per quanto riguarda la scelta del b&w dipende ovviamente dall’idea, ma in generale, da amante del nero, adoro scattare in b&w.

Vedere quel nero fortissimo, quel buio che circonda i corpi, che li cattura e accentua le forme con le ombre mi fa impazzire.

C’è una foto che ci ha colpito particolarmente e volevamo sapere dove e come l’avete scattata.

©Annalisa Gaeta

La foto è stata scattata con una Cosina CT-1, e una pellicola 35mm Ilford iso 400 ma scattata a iso 1600. E’ stata scattata a casa di Annalisa, lo sfondo nero è un semplice lenzuolo, e la luce è di un faretto messo lateralmente e regolato quasi al minimo. Come ho detto prima, adoro il nero e il gioco tra buio e luce sul corpo, quindi più buio c’è, più mi diverto. Elisa si muoveva davanti alla luce e appena vedevo qualche forma più intrigante scattavo.

Di tutte le fotocamere analogiche e foto fatte con esse, avete una vostra preferita? Ci piacerebbe sapere con quale camera preferite scattare e una foto a cui siete particolarmente affezionate.

Annalisa: Scatto tantissimo con una Cosina CT-1, ma non so dirvi se è la mia preferita. L’adoro in alcune situazioni ma in altre non mi fa impazzire. Quindi ancora sono in cerca della mia preferita in assoluto. Ma per le instax mini l’Automat South Beach è una bomba! Quella di seguito è una foto a cui sono molto affezionata. Era la prima volta che provavo ad usare l’automat per degli autoscatti. E mi piaceva tantissimo il risultato, ero finalmente riuscita a giocare con il buio su me stessa come faccio con le modelle che fotografo.

©Annalisa Gaeta

Elisa: Io sono molto affezionata a un set patreon, che per me rimane il nostro migliore di sempre. Avevo un look ispirato a Brigitte Bardot, parrucca bionda e fascia nera, maglietta a righe.

Mi sentivo bene, iconica e sensuale. Essendo originaria della Valle D’aosta e bilingue italo-francese, mi piace quando riesco a mettere in gioco entrambe queste parti.

Il look, come dicevo, era ispirato alla diva francese, ma metteva anche in risalto la mia fisicità decisamente italiana, e in particolare il seno. E sì, abbiamo giocato molto anche sullo sguardo, con delle foto piuttosto intriganti. Fanno parte del set anche delle foto in cui Annalisa mi tocca le labbra con le dita. Lei ha delle mani super curate, le unghie sono sempre perfette e le ha decorate con tantissimi tatuaggi. Insomma, il set è elegante ma anche molto erotico, evocativo, e ci valorizza entrambe.

©Annalisa Gaeta

Ringraziamo Annalisa ed Elisa per averci concesso questa intervista e vi auguriamo un grande in bocca al lupo per il progetto Shoot Sisters e i vostri progetti futuri, per vedere altri lavori visitate i profili Instagram di Annalisa ed Elisa.
Fonte: https://www.lomography.it/magazine/341810-femminilita-e-provocazione-la-lomografia-delle-shoot-sisters

Boudoir con luce artificiale

blog, formazione, Magazine, servizio fotografico del mese, workshop online

Se volete ricreare l’effetto della luce naturale potete posizionare il softbox a 45° dal soggetto, a destra o a sinistra. Se l’altra parte illumina poco il soggetto e non avete a disposizione una seconda luce, potete dare un tocco di schiaritura con un pannello riflettente argentato o un pannello di polistirolo bianco.

Eco-Boudoir quando la sostenibilità diventa sexy

blog, Lingerie, Magazine

Negli ultimi anni brand importanti si sono preoccupati di unire bellezza, eleganza, femminilità avendo tuttavia cura di rispettare l’ambiente, utilizzando materie prime raccolte e non alterate da prodotti chimici e tossici durante tutto il ciclo produttivo per limitare al minimo l’impatto ambientale.
I tessuti utilizzati come il cotone organico, il bambù, la lana, la seta organica, i tessuti riciclati, sono certificati a livello internazionale.
E così mentre Fast Fashion cavalca un’onda di sfruttamento dei lavoratori e indumenti usa e getta, nasce e si diffonde il movimento Slow Lingerie contro gli sprechi e la pratica dello sfruttamento.

Elizabeth Joy blogger di Conscious Life & Style, sempre attenta al mondo della sostenibilità ha stilato una lista di 16 marchi migliori in fatto di lingerie etica, che noi di Fotografia Boudoir Italia siamo andate a curiosare per un acquisto eco-sostenibile e accessibile anche online.

1. AmaElla
AmaElla utilizza solo cotone biologico e stampe certificate GOTS nelle loro collezioni, offrendo capi intimi privi di sostanze chimiche nocive e sostanze irritanti.

2. Anekdot
Anekdot utilizza materiali riciclati per i loro splendidi pezzi. Si riforniscono di tessuti di lusso in eccedenza, da avanzi di produzione, scorte, scarti e materiali vintage.

3. Aikyou
Aikyou si concentra sulla realizzazione di reggiseni femminili per piccoli busti.

4. Naja
Naja propone un’ampia varietà di prodotti, dalle stampe audaci alla campagna Nude For All, con reggiseni e biancheria intima in sette diverse tonalità di nudo.
Naja utilizza la stampa digitale per ridurre drasticamente l’utilizzo di acqua e utilizza materiali da bottiglie di acqua riciclata, ove possibile.

5. Chakra Intimates
Il marchio di lingerie Chakra Intimates cuce a mano cristalli reiki in ogni capo. Le pietre preziose di origine etnica aiutano ad equilibrare, potenziare ed energizzare le donne che indossano questi pezzi.
Chakra Intimates è anche consapevole della terra e della sua comunità, usando tinture a base vegetale, tessuto biodegradabile al 100% e creando i propri indumenti localmente.

6. Underprotection
Il marchio all-vegan utilizza tessuti ecologici nelle loro collezioni, tra cui poliestere riciclato, lyocell, cotone certificato GOTS e lana riciclata. Per garantire una produzione trasparente, salari equi e un buon ambiente di lavoro, Underprotection lavora a stretto contatto con una piccola fabbrica di New Delhi .

7. Brook There
Brook There si concentra sul comfort e un’estetica semplice, minimalista. I loro reggiseni non imbottiti, mutandine, magliette e altri articoli di base sono realizzati negli Stati Uniti.Il marchio sceglie una produzione a basso impatto riducendo al minimo il trasporto e spedisce i prodotti finali ai clienti in poli sacchetti riciclati e carta riciclata.

8. Between The Sheets
Between The Sheets ha una lingerie ultra-femminile realizzati con materiali ecocompatibili. Questo marchio di New York ha assunto un chiaro impegno nei confronti della produzione locale, mantenendo la produzione all’interno del Garment Centre di New York.

9. Clare Bare
Questo designer con sede a Los Angeles utilizza materiali ecologici, tra cui tessuti vintage e jersey di bambù, per creare splendide lingerie. Le collezioni di ispirazione vintage del marchio includono flirty bralettes, body audaci e stili strappy.
Clare Bare utilizza coloranti organici e opere d’arte serigrafate per minimizzare il loro impatto ambientale.

10. Faelyn
Faelyn è un marchio di abbigliamento eco-consapevole dall’estetica sognante e stravagante. L’etichetta è prodotta consapevolmente a Brooklyn con tessuti organici provenienti dagli Stati Uniti ogni volta che è possibile.
Il marchio femminile flirty incorpora volant, graziosi pastelli e cotone super morbido (biologico) nei loro disegni.

11. Eco Intimates
L’intera collezione di Eco Intimates è accuratamente realizzata a mano in un piccolo studio a Bali per garantire la produzione etica e i più alti standard di qualità. Questa attenzione ai dettagli è evidente nei loro intricati disegni e graziose rifiniture in pizzo.

12. Lé Buns
Questo marchio australiano è consapevole di ogni fase del processo di produzione, procurandosi cotone biologico Fair Trade cresciuto in India e producendo eticamente in piccole strutture a conduzione familiare. Queste strutture utilizzano pratiche di produzione ecologiche: conservano energia e acqua, ove possibile, e lavorano per ridurre al minimo gli sprechi.

13. Lara Intimates
Lara Intimates è un marchio eco-consapevole con sede a Londra che utilizza tessuti di lingerie di lusso recuperati che altrimenti sarebbero finiti nelle discariche. Questo marchio ecologico presenta un design grazioso e femminile e pone anche l’accento sul comfort, incorporando l’elastico al posto del filo e delle reti morbide in molti dei loro disegni.

14. Uye Surana
Uye Surana è un marchio di lingerie consapevole realizzato a mano a New York City; fornisce i propri materiali da fornitori locali e fornitori fidati oltreoceano, oltre che da materie prime recuperate. Questo marchio ecologico si concentra tanto sul comfort quanto sull’estetica, creando una bellissima lingerie da indossare

15. Do You Green
Do You Green è un marchio di lingerie eco-chic con sede a Parigi. Il materiale principale nelle loro collezioni è un tessuto super morbido, anallergico, realizzato con fibre di legno di pino provenienti da foreste di pini marittimi sostenibili in Francia.
L’etichetta ecologica ha un’estetica femminile con un tocco decisamente parigino, che incorpora pizzi francesi e tagli unici ed eleganti.

16. Only Hearts
Only Hearts è un marchio di lingerie prodotto a New York. ll marchio è stato indossato da artisti del calibro di Kate Moss e Scarlett Johansson, ma si concentra soprattutto sulla donna di tutti i giorni con i suoi splendidi capi disegnati in morbidi tessuti.

17. Oysho
Oltre a questi marchi, non possiamo non citare anche OYSHO brand spagnolo con negozi diffusi in Europa e in tutta Italia che pone l’attenzione sulla sostenibilità a 360° : non solo sui capi quindi ma anche sull’imballaggio, sull’energia, sull’acqua utilizzata durante tutte le fasi produttive.

TOUR BOUDOIR 2019 in giro per l’Italia

blog, Boudoir in Italia, Magazine

NEWS !!! Fotografia Boudoir Italia organizza delle tappe in varie città d’Italia per dare la possibilità a tutte le donne di essere fotografate in pose sensualissime dalla fotografa Micaela Zuliani del prestigioso marchio Portrait de Femme, riconosciuto a livello internazionale. Un servizio fotografico fatto da donne e rivolto alle donne.


VENEZIA SHOOTING BOUDOIR DELUXE – DA FAVOLA !!! Per iniziare con eleganza e gran classe il TOUR 2019 organizzato da Fotografia Boudoir Italia, comunichiamo che il 21 febbraio 2019 verrà realizzato un esclusivo ed eccezionale servizio fotografico Boudoir. Si inizia con VENEZIA!


Lo straordinario hotel scelto è Hotel New Reiter, recensito con 9.3, accessibile ♿. La stanza scelta è deluxe con ATTICO e vasca idromassaggio Jacuzzi ! ! Solo 2 posti liberi, chiedi il preventivo via mail fotografiaboudoiritalia@gmail.com

Boudoir “over”

blog, Boudoir all'estero, Boudoir in Italia, Magazine, servizio fotografico del mese

Boudoir – sensualità: l’associazione di pensiero è presto fatta e mi offre uno spunto di riflessione per capire dove vogliamo andare nel nostro modo di intendere la fotografia boudoir e chi vogliamo rappresentare.
Sensualità e sessualità sono due termini che la nostra società attribuisce a determinate categorie di persone, come fossero abiti immaginari che solo alcuni sono “autorizzati” ad indossare metaforicamente, ed ecco ad esempio che le persone con disabilità non vengano considerate sexy o con una sana e attiva attività sessuale. 
Come se per essere sensuali o sessualmente interessanti si debba passare un test matematico dettato da criteri di perfezione stabiliti dalla società.
Abbiamo visto qualche anno fa col progetto Boudoir Disability quante persone si siano stupite nel poter anche solo considerare sexy donne con qualche forma di disabilità o pensare, direi scoprire, che anche loro fanno sesso e creano nell’altro/a desideri erotici, come se avere un qualche difetto rendesse le persone asessuate. 
La stessa cosa accade a mio avviso alle persone oltre i 60 anni, soggetti considerati dalla società come persone sul “viale del tramonto” della sessualità che hanno emozioni e pulsioni ormai spente, cosa del tutto inesatta e non aggiornata ai tempi odierni. 
Dopo un’attenta analisi fatta sugli over 60 viene fuori che oggi le persone definite tali hanno ancora una fertile e attiva vita sessuale, con pulsioni, desideri, bisogni, con una fantasia ancora viva e una voglia di giocare con il/la proprio/a partner invidiabile da molti giovani, con frequentazione nei sexyshop o con prestazioni richieste a pagamento in caso in cui manchi una compagna. 
“Nell’annuale riflessione che il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) elabora sulla Terza Età con Salute-Repubblica,  emergono dati che confermano come nel periodo d’invecchiamento non venga meno la vitalità dell’anima, anche se il corpo necessita di maggiori attenzioni e cure.
Ben il 54,2% degli anziani intervistati dichiara di essere innamorato, con un valore che sale al 65,4% per gli uomini e scende al 45,2% per le donne.
La sfera sessuale continua rappresentare, e a lungo – almeno fino agli 80 anni – un elemento importante della vita. L’uso di farmaci per migliorare le prestazioni sessuali incontra un riscontro positivo nel 23% dei casi, con consenso più intenso fra i sessantenni e i settantenni.
Il 46,8% del totale sembra dare meno importanza al sesso e ciò non a causa di cambiamenti biologici ma per motivazioni valoriali o di opportunità.
Ancora oggi, infatti, forti pregiudizi “incombono” sulla sessualità dell’anziano, sessualità che viene guardata con stupore, meraviglia e talvolta fastidio e senso di repulsione.” [dati del 2010!]
Delle persone over60 ne parla approfonditamente Minnie Luongo, giornalista medico-scientifica, collaboratrice del Corriere della Sera, testimonial del progetto “Portrait de Femme over”   e ora direttore della nuova rivista “Generazione over60” .

Minnie Luongo per Portrait de Femme

La prima cosa che un fotografo deve fare, indipendentemente dal genere che tratta, è scegliere di prendere una posizione nella realtà che lo circonda, con Portrait de Femme ho deciso di rappresentare ogni tipologia di donna, ritrarla in modo autentico, con i suoi pregi e difetti, cercando di andare a valorizzare gli uni e mimetizzare gli altri, scegliendo di non discriminare nessuno.

Ogni età ha una consapevolezza diversa dell’essere donna, nascondere una parte di esse a mio avviso sarebbe non rappresentare la realtà che ci circonda. 
In Italia fotografare una donna di 60/70 anni in pose sexy sembra quasi un’eresia, un qualcosa di non adatto, di fuoriluogo: se pensiamo che già una ragazza con 5 kg in più viene definita curvy o in sovrappeso, capiamo la difficoltà di ampliare le vedute per una donna più matura in pose sensuali.

Francesca per Portrait de Femme
Paola per Portrait de Femme

Com’è la situazione all’estero? 

Attrezzatura per foto Boudoir

blog, formazione, workshop online

Non serve avere l’ultimo modello di fotocamera per realizzare fotografie interessanti, è importante come si scatta una foto, l’emozione che suscita, non il mezzo che si usa. 
Ma se avete dei soldi da spendere per un investimento migliorativo del vostro equipaggiamento, inizialmente più che sulla fotocamera vi consiglio di spendere soldi sulle ottiche fisse con una buona apertura di diaframma. 
Entrare in sintonia col soggetto che abbiamo di fronte, creare quella complicità e fiducia che la faccia sentire a proprio agio, porre l’attenzione a pose valorizzanti e movimenti sensuali, sono tutti fattori che vengono prima della semplice attrezzatura.
Si può avere la fotocamera più costosa, ma se non si sa guardare e cogliere la bellezza e l’unicità del soggetto, non si sarà mai in grado di ritrarlo.
Luce ed attrezzatura vengono scelte in base al proprio stile, alle proprie esigenze. Per quanto mi riguarda dopo aver studiato e provato vari tipi di illuminazione, ho scelto di usare quasi esclusivamente la luce naturale,cambiando di conseguenza le mie ottiche e passando così dagli zoom alle focali fisse.
Personalmente entrare in relazione col soggetto e concentrarmi su di esso,poter cogliere le sfumature dello sguardo, stare attenta alla postura del corpo, all’inquadratura, alle emozioni, rappresenta sicuramente la priorità senza dovermi distrarre dal resto. Spesso poi mi rivolgo a donne non professioniste, senza esperienza di posa e solitamente nervose ed impacciate davanti all’obiettivo.
Il fatto di posare di fronte ad un’apparecchiatura complessa può contribuire ad intimorirle e a non farle sentire a proprio agio; inoltre un equipaggiamento minimalista aiuta negli spostamenti.
Questi motivi mi hanno fatto preferire un corredo semplice e minimalista.
L’attrezzatura non è mai giusta o sbagliata, ma deve essere adatta a voi, alle vostre esigenze, stile, budget, ai vostri soggetti e all’ambiente in cui scattate; per capire quale attrezzatura fa al caso vostro un buon consiglio è quello di noleggiare varie ottiche e provarle prima di decidere di acquistarle.
Iniziate con un corpo macchina alla volta, leggendo bene il manuale di istruzione e provandolo in più situazioni; solo dopo averlo sperimentato a sufficienza potete provarne un altro. La fotografia Boudoir richiede un investimento iniziale perché ci sono diverse spese da sostenere per gli accessori, l’arredamento dello studio, il materiale di scena. Spendere del denaro per un’attrezzatura che poi non usate è una scelta che può risultare azzardata e priva di senso.
leggi l’articolo “quanto costa una fotografia boudoir” 


La Bellezza inizia con una giusta lingerie

blog, Lingerie, Magazine

La valorizzazione di noi stesse inizia dalla giusta lingerie.
Una ricerca di mercato evidenzia che in Italia il 90 % delle donne non indossa un giusto reggiseno, questo dato non sorprende, spesso le donne fotografate da Portrait de Femme portano in studio una lingerie di taglia non corretta per il loro fisico o una tipologia di capo non valorizzante.
Si potrebbe pensare che questa tendenza riguardi solo le giovanissime, in realtà è un fatto che riguarda tutte le donne, anche le più mature. 
E una fotografia può essere anche realizzata in modo impeccabile, ma se l’intimo è sbagliato e non valorizza il soggetto, purtroppo non solo si vedrà in foto, ma la stessa sarà da buttare.
Ecco perchè noi di Fotografia Boudoir Italia abbiamo deciso di creare una rubrica specifica di consigli per scegliere e/o consigliare una lingerie giusta per ogni fisicità, utile non solo per tutte quelle donne che leggono la rivista per avere dei consigli mirati ad un acquisto consapevole, ma anche per tutti i fotografi Boudoir che devono in primis loro stessi conoscere ciò che può valorizzare il soggetto da ritrarre. 
Solitamente quando si entra in un negozio di intimo, alla fatidica domanda “che taglia porta?” si entra spesso un po’ in crisi, in quanto oltre la taglia standard che corrisponde alla 3° non sappiamo cosa rispondere e pensiamo che ci siano al massimo 5 taglie che coprono l’esigenza di tutte le donne, quando invece le taglie di reggiseno possono arrivare ad essere oltre le 240, a seconda dei vari parametri di torace e coppa.
Da qualche anno in Italia si è importato dall’America il “Bra Fitting” , ovvero un metodo professionale che consente di trovare il reggiseno perfetto per valorizzare le forme di ogni donna. E per fare questo diversi negozi di intimo puntano oggi ad offrire questa consulenza alle proprie clienti, le quali si affidano a persone esperte che sanno informare e consigliare. 
Dai prossimi numeri sulla rivista Fotografia Boudoir Italia potrete trovare spunti per valorizzare meglio il proprio corpo con una lingerie corretta.
In attesa scopriamo come prendere le misure del torace e della coppa per scoprire la taglia per il proprio fisico. 
 
1) Nude o con indosso un reggiseno, prendiamo un centimetro da sarta e misuriamo la circonferenza del nostro torace



2) Ora misuriamo la circonferenza del seno all’altezza dei capezzoli per capire la taglia della nostra coppa (A,B,C,D che equivale a: 1°, 2°, 3°, 4° ecc) 

Può capitare che case diverse di lingerie abbiano taglie differenti, per questo motivo spesso trovate in negozio o sul sito una tabella di riferimento. 
Sotto un esempio di tabella della casa Lormar .

Questi invece i reggiseni solitamente più usati.

[immagine dal sito Lormar]

Il successo delle French Postcard (1920)

blog, Magazine, storia del boudoir

Il decennio degli anni 20-30 è stato un periodo di grande cambiamento, ogni certezza acquisita fino ad allora fu messa in discussione dai molteplici stravolgimenti politici che si susseguirono, compresa la Guerra Mondiale che divenne un’imminente minaccia.
Fu l’inizio del proibizionismo: la produzione,il trasporto, la vendita e l’importazione di alcool fu resa illegale negliStati Uniti. L’idea era quella di ridurre il crimine, abbassare le tasse,ridurre i problemi sociali e migliorare la salute, ma fallì perché la criminalità organizzata raggiunse il suo massimo e la corruzione divenne una norma. 
Per reazione fu proprio in questo periodo che le persone cercarono di distrarsi con la frivolezza, il divertimento notturno sfrenato e il sesso.
Le ragazze, quelle che successivamente sarebbero diventate le dive del cinemamuto o indossatrici di moda, si emanciparono tagliandosi i capelli allamaschietta, indossando capi provocanti e affollando la sera i locali da ballo. Nacqueroi primi night club e il cinema col sonoro.
Le donne scioccarono i loro uomini con gli orli che gradualmente si accorciarono,raggiungendo lo stile da ragazza emancipata della metà degli anni 20’. La famosa flapper girl  èda tutti ricordata, come anche il caschetto elegante, l’abito sopra il ginocchio e la figura mascolina.
Per non pensare alla paura, allo stato di precarietà,d’inquietudine in cui si viveva ci si distraeva con la bellezza, il fascino, la seduzione, l’erotismo: nacquero così le “cartoline francesi”.

La maggior parte di queste cartoline erotiche erano realizzate in Francia, da qui il nome “French postcard”.
Negli Stati Uniti era proibito dalla legge spedirle per posta cosi l’unico modo era acquistarle nei negozi, nelle tabaccherie e dai mercanti francesi.
Le immagini più comunemente scambiate vedevano donne vestite con profonde scollature, gonne corte con visibili giarrettiere, mutandine e collant.
A volte era possibile anche trovare cartoline con il seno scoperto, il fondoschiena esposto e persino un corpo totalmente nudo. Negli anni ’20 molti considerarono queste cartoline pornografiche.
Come per ogni forma di proibizionismo, la decisione di rendere illegali le “French postcard” ebbe l’effetto di trasformare la produzione fotografica in un’attività molto redditizia: la fotocamera era ancora piuttosto nuova al mondo e poche persone ne possedevano una.
Così quando le persone volevano una di queste foto scattate o stampate, dovevano andare da un fotografo erotico e pagare una somma di denaro elevata. Il fotografo per evitare di andare contro la legge utilizzava marchi finti del proprio studio, i modelli soprannomi inventati e per camuffare il proprio aspetto indossavano parrucche o si truccavano in modo da nascondere la propria identità.
Nel 1933 il divieto fu abrogato e la fotografia erotica ottenne enormi guadagni di popolarità e visibilità.

Le vostre domande

blog, Boudoir in Italia, Le vostre domande

Un lettore chiede (fotografo)
“Come si fa a capire se il messaggio che sto diffondendo col mio marchio corrisponde a quanto voglio trasmettere? 
La redazione risponde
Un modo efficace ed immediato per verificare se l’immagine che vuoi trasmettere corrisponde a quello che il tuo pubblico percepisce è quello di chiedere di scrivere in modo spontaneo, libero e d’istinto  3 – 4 aggettivi associati alla tua attività produttiva o al tuo brand. Se gli aggettivi utilizzati si ripetono spesso il messaggio percepito è chiaro e centrato. 
E’ importante anche sapere se stiamo attirando i clienti in linea col nostro target. 

Una lettrice chiede  (fotografa)
” Devo fotografare una donna in casa sua, come posso organizzarmi per non essere impreparata, non avendo mai visto la sua abitazione ?”
La redazione risponde
” Se non ti è possibile fare un sopralluogo, puoi farti mandare qualche fotografia delle stanze che pensavate di utilizzare, chiedere all’ora prevista dello shooting com’è la luce nel caso si voglia fotografare solo con luce naturale. Se ci sono pareti dai colori accesi che potrebbero creare delle dominanti. E portare in ogni caso un porta fondale mobile e due teli di colori diversi (ad esempio uno nero e uno color sabbia di lino) per coprire-nascondere eventuali librerie e disordini nell’abitazione. 

Una lettrice chiede (modella)
“Devo posare per un fotografo che non conosco, ma non vorrei trovarmi in condizioni equivoche o rischiose, come posso tutelarmi?”
La redazione risponde
E’ consigliabile andare ad un servizio fotografico sempre accompagnate da qualcuno, meglio un uomo, o una truccatrice per non essere da sola. 
Un valido e ottimo deterrente è quello di farsi pagare prima e dire che si andrà accompagnate, solitamente già questo agevola una selezione iniziale di chi ha altre intenzioni. 
Fate una ricerca in internet e guardate se ci sono recensioni negative. 
Valutate il portfolio per capire se ha già fatto fotografie equivalenti o se si sta improvvisando.
Lo stesso discorso vale per un uomo che deve fotografare una donna: per evitare fraintendimenti è sempre meglio che ci sia una terza persona cosi da scongiurare problemi dell’ultima ora. 

Se avete delle domande da porre potete scrivere alla redazione :

mail Fotografia Boudoir Italia

 

Esmeralda Paris (hotel storico)

blog, Location, Magazine, servizio fotografico del mese

Se siete a Parigi e cercate una location suggestiva dal sapore retrò non possiamo che suggerirvi l’hotel Esmeralda, albergo storico di Parigi,  all’interno di un edificio che risale al 1640. 
La sua posizione è centrale, quartiere Latino, Saint Michel, strategica per gli spostamenti, di fronte alla Cattedrale di Notre Dame e adiacente trovate la famosa libreria di Shakespeare and Company.
Bellissima è anche la passeggiata di sera lungo la Senna nel quartiere degli artisti. 
Se poi scegliete la stanza 4 , quella utilizzata per il servizio fotografico che vedete qui sotto sappiate che ci hanno dormito o girato personaggi del calibro di Claudia Cardinale, Corto Maltese, Paolo Conte, Hugo Pratt, il coreografo di fama mondiale Maurice Béjart, e tanti altri…
Nel 1968, Jane Birkin stava girando per il film di Pierre Grimblat “Slogan”, il regista aveva prenotato per lei una camera al Esméralda, la n° 4 appunto, il suo partner in questo film fu Serge Gainsbourg. Si dice che i primi incontri tra Jane e Serge fossero caotici, fino al giorno in cui Serge andò a cercare Jane Birkin al Hotel Esmeralda per portarla a cena a Maxim. Serge Gainsbourg si innamorò di Jan dal momento in cui la vide scendere con una minigonna cortissima dalla scalinata del hotel. Serge Gainsbourg e Jane Birkin poi hanno trascorso la loro prima notte insieme a Esmeralda, in questa meravigliosa camera.   

Sotto le fotografie finalizzate alla presentazione di una serie tv internazionale Butterflies” presentata il 28 settembre 2018 a Londra

Stanza 4 primo piano

Per vedere il progetto finito clicca qui

Rihanna lancia la sua linea di lingerie inclusiva

blog, Lingerie, Magazine

In attesa di pubblicare un nuovo album, l’ultimo è Anti del 2016, Rihanna si sta dedicando alla sua linea di cosmetici e lingerie. Savage x Fenty by Rihanna è il marchio di intimo firmato dalla cantante. Sui social ha condiviso i modelli da lei creati e indossati. Body in pizzo e sexy completini valorizzati dalla bellezza della cantante.
La sua collezione è pensata con un’inclusione a tutto tondo:
stile 
La lingerie ha 4 linee, dal basic – quotidiano al lusso estremamente sexy, cercando di soddisfare i gusti e l’esigenze di ogni donna;  
taglia
Savage x Fenty è disponibile per donne di tutte le taglie, con misure che vanno da XS a 3XL e taglie che vanno da 32A a 44DD; 
tonalità della pelle
I capi si differenziano anche per tonalità  che sia in armonia con la tonalità della pelle di chi li indossa; 
paese geografico
la spedizione internazionale copre 210 paesi, consentendo a tutto il mondo di sentirsi bella e sexy con la propria lingerie .

Gaya Boutique

blog, Brand lingerie, Lingerie

Questo mese i capi provati per voi sono gentilmente concessi da Gaya Boutique , in via Piero della Francesca 8 a Milano. 
Carla, titolare del negozio, sorprende per la gentilezza, professionalità e amore verso il suo lavoro. I capi sono estremamente eleganti perfetti per uno shooting di gran classe. 

L’essenza delle donne
Quando ti affidi alle mani di due donne come Carla di @gayaboutiquemilano e @micaela.zuliani succede che vengano fuori delle foto di rara bellezza ed eleganza come queste.
Sta qui la forza delle donne. Sta nel tirare fuori il meglio, sta nel trasformare materia prima in opera di cui stupirsi. 
L’esperienza di Carla di @gayaboutiquemilano ha risaltato il mio corpo imperfetto e taglia 52. L’ha reso armonioso giocando con i colori e i tessuti. Mi ha permesso di sentirmi seducente dentro a questa lingerie di classe. Mi sono sentita BELLA, bella come ogni donna dovrebbe sentirsi.
L’occhio di @micaela.zuliani e la sua creatività hanno reso l’esperienza di scattare insieme magica.
Una donna che coglie la tua difficoltà iniziale da dietro l’obiettivo, che ti dice le parole giuste e che crede in te è capace di fare magie con la fotocamera.
Amiche mie, sono le donne così che sono in grado di dare a ogni quadro la pennellata giusta per renderlo opera d’arte.
Le ringrazio col cuore. “
La Grace

Un altro servizio fotografico realizzato con la lingerie di Gaya Boutique è in stile Hollywood , qui tutto l’album completo:

Membro dell’AIBP

blog, Boudoir in Italia

Micaela Zuliani titolare e fotografa di Portrait de Femme è nuovo membro dell’AIBP Association of International Boudoir Photographers .
http://portraitdefemme.it/

Boudoir Autumn: shooting copertina

blog, servizio fotografico del mese

Per la copertina di novembre, Fotografia Boudoir Italia ha scelto lo shooting “Boudoir Autumn“. Donna e Natura si intrecciano, si confondono fino a creare un’entità unica.  Come la Natura può essere dolce, accogliente, ma anche severa e superba, così lo è la Donna, dai mille volti e mille sfaccettature.

[servizio fotografico realizzato da Micaela Zuliani per Portrait de Femme, luce naturale, mattina piovosa, post produzione quasi inesistente, nessuna modifica della luce]

Il primo Boudoir risale alla fine dell’800

blog, Magazine, storia del boudoir

Fin dal 500 nella pittura si è ritratta la donna in pose sensuali, immagini intimiste, pensiamo ad esempio a Tiziano, Rembrandt, Renoir, Rubens, Velasquez, Coubert solo per citare alcuni nomi.
Il nudo femminile nella fotografia si è affermato immediatamente dopo l’invenzione del processo fotografico del dagherrotipo, inventato da Louis Daguerre.

fp-super-1086-perle

fp-super-1088-perlefp-pc-2134-perle-1

I primi dagherrotipi di nudi

two_nudes_standing_by_felix-jacques_moulin

Agli albori della fotografia, metà Ottocento, i primi nudi femminili, ritratti con il metodo di Daguerre, erano indirizzati prevalentemente ai pittori, in modo da riprodurre la figura umana senza aver bisogno di una modella presente.
I primi fotografi erano ex pittori, tra cui Auguste Belloc, Felix Jacques Antoine Moulin, Eugène Durieu e Vallou de Villeneuve.
Nella seconda metà dell’Ottocento in Francia apparirono le prime cartoline con nudi femminili. La circolazione di queste cartoline fu al centro di molte controversie e in molti paesi vennero censurate. Nei paesi anglosassoni per definire le fotografie di nudi femminili si usava l’eufemismo “French Postcard”.
Ma facciamo un passo indietro e capiamo innanzitutto come viveva la donna e come veniva rappresentata.

Alla fine dell’800 in Francia vi erano due tipologie di donne: da una parte le donne docili, segregate in casa, senza alcuna indipendenza e completamente sottomesse agli uomini, dall’altra un mondo sommerso di perversioni e piaceri sessuali dove gli uomini potevano sfogare i loro istinti trattando le donne come oggetti e le donne potevano fare lo stesso stando ben attente a non farsi scoprire. Le uniche in grado di sopravvivere in questo scenario erano quelle donne dotate di un carattere forte disposte ad andare contro le convenzioni sociali.

Il boudoir era un naturale riflesso della sensualità femminile di queste donne, della cura del proprio corpo, della propria bellezza. Un eccesso di civetteria femminile, dove la donna si circondava di tutte le cose che riuscivano a darle piacere, non ultimi gli uomini.
[Come diceva Simone de Beauvoir ne Il secondo sesso, “tutto ciò che è femminile è frivolo, infantile e irresponsabile”].
Appare pertanto chiaro quanto il boudoir fosse un capriccio tutto femminile, un luogo dove la donna poteva invitare l’uomo nei propri spazi più intimi, nelle proprie camere da letto e quanto rappresentava un’arma di seduzione oltre al corpo e all’avvenenza femminile. La donna diveniva vera e propria componente dello spazio del boudoir, e questo si completava in lei, in una simbiosi erotica senza precedenti.

Con la nascita della fotografia, ma soprattutto con l’invenzione nel 1848 della lente per ritratti, realizzata da André Adolphe Eugène Disderi, il ritratto fotografico si diffuse rapidamente: grazie a questo obiettivo i tempi di esposizione e quindi di scatto si ridussero in maniera sostanziale.
Nacquero cosi le CARTE DE VISITE, immagini su cui venne montato un cartoncino con scritto il nome dello studio, il luogo della ripresa, il titolo della fotografia e altre indicazioni, il tutto ad un quinto del costo di un ritratto fotografico tradizionale.
Queste informazioni servirono per creare si la concorrenza tra uno studio fotografico e l’altro, ma soprattutto esprimevano il desiderio da parte del fotografo di firmare, come artista, la propria opera.
L’utilizzo di obiettivi più veloci e con lunghezze focali più corte rese possibile una maggior flessibilità nella scelta delle pose che fino ad allora privilegiavano la figura a mezzo busto. Si cominciò a ritrarre con più facilità i soggetti a figura intera e con posture che simulavano dinamicità, anticipando così, almeno esteticamente, l’istantanea.
Successivamente conquistano il mercato le CABINET CARDS  dal formato più grande (11x17cm) soppiantando le carte inventate da Disderi.

Agli inizi del Novecento le macchine da presa videro un costante miglioramento tecnologico, tra cui l’invenzione del 35 mm da parte di Oskar Barnack. Con la comparsa delle macchine fotografiche compatte, divenne più facile ritrarre il nudo anche in spazi pubblici, come i parchi.

I fotografi più noti dei primi decenni del Novecento furono John Ernest Joseph Bellocq, Julian Mandel e Arundel Holmes Nicholls. Il fotografo statunitense John Ernest Joseph Bellocq è ricordato per aver fotografato le prostitute di New Orleans. Contrariamente ai nudi femminili dell’epoca, sempre ritratti in posizione goffa, i nudi di Bellcq si caratterizzarono per essere in una posizione più realistica e rilassata.
Il tedesco Julian Mandel diventò famoso per le sue fotografie di forme femminili ritratte in spazi aperti. Un altro fotografo che ritrasse le figure femminili all’aperto fu Arundel Holmes Nicholls.

440px-bellocq_storyville_undamaged
Nudo femminile di John Ernest Joseph Bellocq del 1920

Nel primo Novecento, con l’affermazione dei movimenti artistici (le Avanguardie, il Surrealismo e il Dadaismo), il nudo femminile in fotografia divenne una vera e propria espressione d’arte. Tra i più celebri fotografi americani si può citare Edward Weston, Imogen Cunningham e Man Ray.
I nudi femminili di Weston e Cunningham venivano ritratti in forme geometriche: Weston ritraeva i nudi femminili senza mostrare il viso, Cunningham, invece  ritraeva il corpo nudo tenendo fuori dall’immagine gli arti (come ad esempio nella Venus de Milo).
I fotogrammi di Man Ray rappresentavano torsi nudi.

Le fotografie di nudo femminile in Europa nel periodo tra le due guerre furono molto varie nello stile, alcuni fotografi continuavano con le forme del pittorialismo per evitare le implicazioni sessuali, altri iniziarono a sperimentare nuovi stili e forme concettuali.
Helmut Newton descriveva i suoi nudi femminili come simbolo di libertà. Jan Saudek fotografò donne di ogni età e di ogni forma fisica.

Se vuoi approfondire la storia dei primi ritratti fotografici, leggi qui

Photography – Il libro completo sulla storia della fotografia di Tom Ang – Gribaudo.
https://www.amazon.it/Photography-completo-storia-fotografia-illustrata/dp/8858014294

boudoir-scene-with-tiger-rugfp-60-perlefp-66fp-corona-191-perlefp-corona-126-2-perlefp-70-596fp-112-perlefp-an-205-1fp-an-515-perlefp-an-1287fp-an-juilla-1fp-an-juilla-3fp-corona-126-2-perlefp-corona-191-perlefp-croissant-paris-3961fp-dk-3701-1fp-fernande-ja-serie-42-3-300px-introductionfp-ftd-3512fp-ga-122-giselefp-girlfriends-xy-3fp-girlfriends-xy-4fp-gp-117fp-gp-135fp-gp-198-giselefp-gp-xy-1-madeleinefp-ja-009fp-ja-serie-1-396fp-ja-serie-12-251fp-ja-serie-026-1fp-ja-serie-028-maud-dorbyfp-ja-serie-032-maud-dorby-1fp-ja-serie-073-2fp-ja-serie-076-1fp-ja-serie-087-3-janine-1fp-ja-serie-087-4-janinefp-ja-serie-99-madeleinefp-ja-serie-0112fp-ja-serie-0117fp-ja-serie-0119-3fp-jk-9040fp-leo-58fp-leo-60fp-lydia-27-2-francoisefp-lydia-27-3-francoisefp-mandel-an-204fp-mandel-an-220fp-paris-wm-134fp-pc-2059-perle-1fp-pc-2134-perle-1fp-pc-paris-2125-2-perlefp-pc-paris-2125-perlefp-pc-paris-2160-perlefp-ruk-5757-1fp-serie-201fp-unknown-gf-1

Ispirazioni per uno studio Boudoir

blog, idee per uno studio boudoir, Magazine

Fotografia Boudoir Italia ogni mese ricerca e propone nuove idee per arredare il proprio studio fotografico. Raccoglie immagini provenienti dal cinema, dalla fotografia, dalla moda, dall’arte come spunti d’ispirazione per realizzare nuovi servizi fotografici. Segui periodicamente la bacheca di pinterest  troverai tante nuove idee utili per i tuoi servizi fotografici.

L’avvento delle Curvy, dalle origini ad oggi

blog, Magazine, storia del boudoir
Negli ultimi anni le modelle curvy hanno rivoluzionato il mondo della moda, abbattendo in parte quegli stereotipi che vogliono la donna filiforme e perfetta. E’ palese che un capo su una donna magra scenda meglio e che anche a livello fotografico ritrarre una modella senza curve eccessive ed inestetismi sia più facile, oltre a considerare il fatto che per una passerella la quantità di tessuto usato per 10 modelle sottopeso sia più conveniente per uno stilista rispetto allo stesso numero di donne che pesano poniamo 90 kg. In pratica potrebbero essere il doppio in termini di circonferenza, quindi non stupisce il perchè in tutti questi anni si è scelto di utilizzare questo tipo di donna, al limite dell’anoressia, per promuovere marchi e aziende. Ma le cose iniziano a cambiare nel Febbraio del 2000 quando Vogue Italia, (magazine che tiene a sottolineare le sue battaglie contro l’anoressia) decide di far posare per le cover story, la giovane Sophie Dahl, immortalata dal fotografo Steven Meisel.
Nel novembre del 2010, in un ospedale di Tokyo muore la 28enne modella francese Isabelle Caro, protagonista della contestata campagna di Oliviero Toscani divenuta simbolo della lotta all’anoressia.
Dopo pochi mesi Vogue Italia compie un ulteriore e più incisivo passo avanti, decidendo di mettere in copertina quelle che sarebbero diventate successivamente le icone della moda curvy.Viene scelto ancora una volta il fotografo Steven Meisel che realizza nelle cover story di Giugno 2011, un servizio fotografico interamente dedicato al mondo curvy, con le modelle Candice Huffine, Tara Lynn e Robyn Lawley.Steven Meisel ritrae tre giunoniche ragazze in bianco e nero, lingerie e aria sensuale, accompagnate dalla scritta rossa a caratteri cubitali: “Belle Vere”. Vai alla Photogallery e al video backstage
Passano tre anni e nel 2014 si diffonde a macchia d’olio la battaglia contro il marchio Victoria’s Secret: “Cancella e scusati per la dannosa campagna pubblicitaria della tua nuova linea di reggiseni”. È questo l’inizio di una petizione online (che in poche ore raggiunge più di 800 firme) lanciata da tre ragazze inglesi contro la casa di intimo Victoria’s Secret. Per le tre studentesse il brand americano con la campagna “The perfect bod“, “Il corpo perfetto” è colpevole di  “promuovere uno standard di bellezza poco salutare e decisamente dannoso – si legge sulla petizione pubblicata sul sito Change – una scelta irresponsabile e dannosa che non tiene conto della diversità di ogni donna e sceglie di chiamare ‘perfetto’ un modello di corpo irreale”.
Per Frances Black, Gabriella Kountourides e Laura Ferris “ogni giorno le donne sono bombardate da messaggi pubblicitari mirati a farle sentire insicure del loro corpo per convincerle a spendere soldi in prodotti che si suppone possano renderle più felici e belle;  un marchio così noto non dovrebbe lanciare messaggi sbagliati e giocare sulle insicurezze delle donne, proponendo un unico modello di corpo, mettendo in fila modelle tutte uguali sottili e fin troppo magre. Pubblicità di questo tipo non fanno altro che far abbassare l’autostima di ogni donna e farle credere di essere inadeguata e poco attraente perché incapaci di rientrare nello standard di bellezza che gli viene proposto. Una pubblicità che incoraggia il diffondersi di gravi disturbi alimentari e di salute nel mondo femminile. E che per questo, deve essere fermata”. Ma la vera svolta arriva nel 2015 con la pubblicazione Sport Illustrated che vede la modella Ashley Graham in copertina, rompendo i canoni di bellezza portati avanti fino a quel momento.

Ashley Graham: la modella curvy su Sports Illustrated che rompe i canoni di bellezza.

Screen-Shot-2018-05-23-at-15.12.51
La splendida top Ashley Graham diventa così la prima modella “curvy” a entrare nella storia dello «Swimsuit Issue» di Sports Illustrated, nel numero speciale della rivista sportiva dedicato alle bellezze in costume da bagno. Il marchio pubblicizzato si chiama “Swimsuitsforall”, costumi per tutte…Il mondo della moda apre le porte alle ormai conclamate top model curvy, amate soprattutto dal popolo social e dai followers di instagram che le seguono costantemente.
Nel 2015 un altro passo importante è rappresentato dal CALENDARIO PIRELLI che regala per l’edizione 2015 una novità assoluta: a posare davanti all’obbiettivo di Steven Meisel c’è anche Candice Huffine, la modella americana tutta curve. 29 anni, 90 chili di peso per oltre 180 cm di altezza, è decisamente diversa dagli standard tradizionali delle modelle. E mette in mostra orgogliosa le sue morbidezze, anche in una versione assolutamente bollente. Guarda le foto e il video qui
Nel frattempo Lane Bryant, noto brand di abiti per donne plus-size, decide di lanciare una linea di lingerie sexy, Cacique e occuparsi di una campagna pubblicitaria in contrapposizione a quella di Victoria’s Secret chiamata “Non sono un angelo”. L’obiettivo è quello di dimostrare che tutte le donne sono sexy a prescindere dalla loro taglia e dall’ideale di bellezza che ci viene trasmesso dai media. Nel dietro le quinte del backstage, le modelle curvy, Ashley Graham, Maquita Pring, Candice Huffine, Victoria Lee, Justine Legault ed Elly Mayday, si mostrano in tutta la loro bellezza e dichiarano orgogliose: “I’m no angel”. Un video tutto da guardare, per una campagna ironica che ha conquistando il web e le donne “normali” che vanno fiere del proprio corpo. Guarda il video
Ma la provocazione contro il marchio Victoria’s Secret non finisce qui, infatti Ashley Graham sul suo profilo instagram ironizza con l’evento di moda che ha escluso le indossatrici più formose dalle sue passerelle postando una foto che la ritrae durante una sfilata del brand Addion Elle, di lingerie curvy, che riporta la scritta “Ho anche io le mie ali!”La foto che la ritrae in lingerie e con le ali tipiche degli ‘angeli’ che sfilano durante il Victoria’s Secret Show è piaciuta molto ai suoi follower: “Sei bellissima. Grazie perché ti batti in nome di tutte noi ragazze robuste”, scrive un utente.
Anche  Tess Holliday, modella curvy, 29enne mamma di un bambino, con un passato difficile, è la prima donna con le sue misure ad aver firmato un contratto con l’agenzia di modella MiLk Model Management. La direttrice dell’agenzia l’ha notata su Instagram ed è rimasta colpita dalle sue foto, dal numero di followers, “Ho capito che Tess ha un ruolo importante per tantissime donne”. E così è arrivato il contratto. Tess non dimentica, però, la sua sofferenza e lancia la campagna globale racchiusa nell’hastag #effyourbeautystandards per lottare contro i canoni di bellezza tradizionale.
Un ‘altra provocatrice tutta curve è Tabria Majors, modella statunitense ‘curvy’ sempre più famosa sul web, grazie all’ennesima sfida agli ‘Angeli’ di Victoria’s Secret.In un post su Instagram, Tabria ha realizzato tre scatti nelle stesse pose e con gli stessi capi di lingerie indossati dalle modelle della celebre casa di intimo. Voglio solo dimostrare che anche le ragazze ‘curvy’ possono spaccare e far vendere lingerie come le modelle ‘tradizionali’». .
plus-size-model-recreates-victoria-secret-photos-tabria-majors-5a041394de479__7001
plus-size-model-recreates-victoria-secret-photos-tabria-majors-6-5a040a88263b0__700-1
plus-size-model-recreates-victoria-secret-photos-tabria-majors-22

IN ITALIA elisa-dospina-891x330 Da sempre impegnata in campagne per promuovere una bellezza “più morbida”, in Italia c’è Elisa D’Ospina che dichiara candidamente di godersi le sue curve. Un metro e 80 cm di altezza per 77 kg, la D’Ospina ha definito Ashley Graham “semplicemente bellissima”. Oltre a Elisa (autrice del libro “Una vita tutta curve), sono molte le modelle over size lanciate e affermate nel mondo della moda: richieste non solo dai marchi che vestono le taglie forti.        

Dudeoir, il Boudoir maschile

blog, Magazine

Il Boudoir è un genere fotografico che riguarda solo le donne ?
Fino a qualche anno fa si potrebbe dire di si, ma dal ’96 le cose sono decisamente cambiate.
Chi ha rotto questo tabù è stato Brendon Williams che ha deciso di farsi ritrarre in pose sensuali, giocando con ironia con l’obiettivo della fotografa Masika May, specializzata in foto Boudoir, per regalare gli scatti alla moglie.
Masika le pubblica sulla sua pagina facebook e le stesse vengono condivise più di 100.000 volte, attirando l’attenzione dei media con copertine sui più famosi magazine di tutto il mondo.
Dopo pochi mesi Brendon viene scelto dal famoso marchio americano American Eagle, come testimonial di una campagna di intimo maschile.


Se non riesci a visualizzare il video, premi qui 

Da quel momento il Boudoir maschile “Dudeoir” è diventato un vero e proprio fenomeno, sia con parodie allegre o con scatti sensuali seriamente pensati.

Iniziamo la galleria con Brendon Williams, sotto altri modelli Dudeoir.

male-boudoir-1male-boudoir-2male-boudoir-6brendon-williams-0060-740x494brendon-williams-0054-740x494brendon-williams-0057-740x494male-boudoir-3male-boudoir-5brendon-williams-0051brendon-williams-0042