WORKSHOP RITRATTO, BOUDOIR, NUDO

I corsi sono rivolti ai professionisti che vogliono approfondire un settore in forte crescita come quello del Boudoir, a chi desidera riposizionarsi sul mercato del lavoro, o semplicemente chi ha la passione per la fotografia.
Scuola di Boudoir insegna ai fotografi l’approccio più efficace per entrare in connessione col soggetto creando delle fotografie uniche, che parlano e profumano di autenticità e Donna.
Il programma formativo della scuola dà la priorità ai corsi individuali pratici, per offrire un servizio migliore, decisamente più approfondito e personalizzato, a seconda del livello e delle esigenze del corsista. Suggerendo un ciclo di lezioni distanziate affinché le nozioni acquisite vengano metabolizzate con calma.
Tuttavia per le persone lontane, che non possono seguire il programma strutturato in più giornate, è previsto 2-3 volte l’anno, un workshop nel week end per agevolare gli spostamenti di chi abiti in altre regioni. Il workshop, sebbene il gruppo dei partecipanti non supera mai il numero di 5 partecipanti, non può essere paragonato ad un ciclo di lezioni 1:1 di un mese e mezzo.

Non esistono corsi che rilasciato un attestato di qualifica o di iscrizione all’albo: solo la Regione (ente accreditato dallo Stato) ha la facoltà di rilasciare tale documento dopo un esame sostenuto, e un albo specifico per fotografi non esiste. [Fonte Ministero dell’istruzione]. L’unico pezzo di carta che si può richiedere è un attestato di frequenza che però, lo ricordiamo, non ha nessun valore sul mercato, dimostra semplicemente il vostro impegno a migliorarvi ed accrescere la vostra preparazione.
L’unica cosa quindi che un insegnante può donarvi è il suo sapere, acquisito e sperimentato negli anni, affinché possiate ridurre i tempi per imparare e lavorare.
I fattori che bisogna considerare per scegliere un corso, si riferiscono alla professionalità del docente e sono :
CREDENZIALI
ESPERIENZA NELLA FORMAZIONE
ESPERIENZA PROFESSIONALE
RECENSIONI verificate

Non sempre un bravo fotografo è anche un bravo insegnante.
Non sempre un bravo insegnante è un bravo fotografo
Non sempre un insegnante vi mette nelle condizioni di apprendere al meglio (un corso con 10-15 persone permette al docente di seguire tutti i partecipanti?)

Mettete sempre in discussione chi avete davanti nella scelta del corso, anche noi. E date valore al vostro tempo e soldi. Un corso di 200 euro è meno costoso, è evidente, ma se non imparate niente perché c’è troppa gente, perché è un model sharing mascherato da workshop, dove tutti scattano alla modella senza poter interagire e personalizzare la propria visione, perché chi tiene il corso non è capace di insegnare o passa il tempo a mostrare slide delle sue foto scattate, o i corsisti vengono lasciati da soli a scattare tra loro senza che il docente li formi, sono soldi buttati.
Un corso di 700-2.000 euro è molto costoso, ma se in poche settimane avete imparato anni di studio, ricerche, esercitazioni e vi offre la possibilità di diventare dei professionisti nel campo, sono soldi sprecati o investiti ?

Micaela Zuliani opera nel settore dal 2010 diffondendo il Boudoir in Italia. bio
Leggi tutte le recensioni verificate
Guarda le pubblicazioni a livello nazionale e internazionale
I corsi sono solo individuali, ma 2 volte l’anno si organizzano workshop di massimo 5 persone.

WORKSHOP 3 IN 1 : RITRATTO, BOUDOIR, NUDO

Sabato 26 febbraio 2022 dalle 10 alle 18
Domenica 27 febbraio 2022 dalle 10 alle 17

Un corso intensivo 3 in 1, per quei fotografi che non hanno esperienza nel fotografare le donne, o che si sentono insicuri, ma anche per tutti coloro che vogliono migliorare il proprio livello fotografico o specializzarsi in questi settori.
Il numero dei partecipanti esiguo, permette a Micaela di seguire con cura ogni corsista.
Modella scelta per il workshop: Francesca Dagrezio, da diversi anni nello staff di Scuola di Boudoir come modella di nudo e boudoir.
Nel 2019 Francesca Dagrezio e Marta Carrassi (ex corsista di Micaela Zuliani) sono arrivate 2° posto al concorso internazionale “Best of 2019 AIBP”.
Vai alla pagina del workshop

Forza ed autenticità nel nudo di Jo Schwab

La fotografia di Jo Schwab è immediata, carnale, ti schiaffeggia con la forza degli sguardi netti dei soggetti, ma poi non ti lascia, anzi ti trattiene per la bellezza e l’autenticità dei nudi rappresentati.
Noi di Fotografia Boudoir Italia ne siamo rimasti affascinati e non potevano non condividere il suo lavoro. Ma sarebbe riduttivo parlare solo dei suoi nudi, guardate tutto il sito, anche la sezioni ritratti, siamo certi che apprezzerete anche voi questo fotografo.

Operante nel campo della pubblicità e della moda, il fotografo tedesco classe 1969 Jo Schwab realizza dei ritratti che sembrano succhiare l’anima dei suoi soggetti. Col suo attento obbiettivo, infatti, egli riesce a cogliere un’espressività non comune, intima e introspettiva. Gli sguardi sembrano parlare, raccontare qualcosa che va oltre la sfera pubblica, è come se il fotografo riuscisse a catturare un frame di una storia che sta accadendo o che quegli sguardi vorrebbero accadesse.
Il nudo, in questo contesto, si annulla, diventa un accessorio, un elemento che spinge il racconto ma non ne è protagonista.
Bene, ecco le immagini. Buona visione!

Link utili / Useful links:
Website | Instagram

NUDO ARTISTICO nuovo corso

Col nuovo anno iniziano i nuovi corsi tenuti da Micaela Zuliani, come da esempio quello di NUDO ARTISTICO : fotografico, scultoreo, pittorico.
https://www.micaelazuliani.com/corsi

La 1° rivista in Italia di settore

Fotografia Boudoir Italia magazine è ad oggi  l’unica rivista specifica di Boudoir ed è gestita da Scuola di Boudoir prima e unica scuola in Italia del settore.
L’intento di questa rivista è quello di:
– promuovere, diffondere e migliorare il livello qualitativo e professionale della fotografia Boudoir, un settore in forte crescita, proponendo contenuti utili, quali rubriche, articoli, interviste, per lavorare in questo settore garantendo standard sempre più elevati. 
– offrire uno scambio di informazioni concrete tra i fotografi operanti sul territorio nazionale e quello internazionale, grazie alla collaborazione con l’AIBP Association of International Boudoir Photographers. 
– garantire maggior tutela alla competenza, attraverso una vetrina seria e selezionata di professionisti a cui rivolgersi.
Lo staff è tutto al femminile, impegnato ad offrire e proporre contenuti di  interesse.
Scuola di Boudoir è inclusiva: si rivolge ad ogni tipologia di Donna, senza discriminazione di età, corporatura, abilità/disabilità, promuove una Donna autentica, che non ha bisogno di modificazioni artificiose con photoshop; si occupa di campagne sociali a favore dell’identità sana della Donna. 

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Titolare di Scuola di Boudoir è Micaela Zuliani, fotografa e insegnante, conosciuta a livello nazionale e internazionale: diffonde dal 2010 il Boudoir in Italia ritraendo ogni donna senza esperienza di posa.
Dal 2018 è membro dell’AIBP Association of International Boudoir Photographers, e membro di Boudoir International: 10 anni di esperienza in questo settore la fanno essere un punto di riferimento, per i fotografi e per le modelle.
Ha realizzato importanti campagne sociali sulla donna, riscuotendo un notevole interesse sui più famosi media (Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, IlSole 24ORE, La Repubblica, Vanity Fair, Sette, La Stampa, Italia Post, in tv Rai2).
Ha vinto il premio al Web Marketing Festival 2016 con il progetto “Boudoir Disability”.
Scrittrice di 5 libri di fotografia (dalla manualistica per ragazzi al ritratto
professionale).

SCUOLA DI BOUDOIR

I CORSI della Scuola di Boudoir
Sono rivolti ai professionisti che vogliono approfondire un settore in forte crescita come quello del Boudoir, o chi desidera riposizionarsi sul mercato del lavoro, o semplicemente chi ha la passione per la fotografia, che sia fotografo/a o modella, [anche over40/50/60].
I corsi per aspiranti modelle hanno come obiettivo quello di ottenere una migliore consapevolezza di sé, utilizzando la fotografia come strumento di conoscenza, ricerca, benessere verso se stesse per migliorare o acquisire quella Libertà individuale e di Donna, indispensabile per poter stare bene con se stesse e con gli altri; di trasformare il proprio talento e la propria femminilità in una vera e propria professione. 
Scuola di Boudoir, una scuola che insegna a TUTTE LE DONNE senza discriminazione di età o fisicità, l’arte della posa sensuale, dandosi all’obiettivo in modo consapevole, sexy e insegna ai fotografi l’approccio più efficace per entrare in connessione col soggetto creando delle fotografie uniche, che parlano e profumano di autenticità e Donna.

Possono essere individuali (mentoring) o di un gruppo (massimo 3 persone), sono prevalentemente esperenziali e si differenziano quindi dal modello tradizionale dei corsi di fotografia: 
1) si parte dall’ IO: comprendere chi siamo come persone e chi siamo come fotografi; mettere a fuoco il proprio stile a seconda del temperamento che abbiamo;
2) si prosegue con l’ALTRO : comprendere chi è il soggetto che abbiamo di fronte, intuendone la personalità;
3) ci si concentra sul NOI : creare una connessione, relazione tra noi e l’altro per ottenere una fotografia che racconti si il soggetto, (come noi lo vediamo/interpretiamo) unendolo al nostro vissuto.
Il percorso necessariamente è un percorso a due, in cui il fotografo osserva, intuisce e dirige l’altro, non imponendosi ma accompagnando il soggetto a offrirsi all’obiettivo. 
L’approccio del corso è psicologico e solo successivamente fotografico. 
Per questo motivo i corsi hanno un numero ristretto di partecipanti, proprio per agevolare questo percorso di conoscenza e di messa in gioco degli autori stessi.”
Offrono le basi per fotografare ogni tipologia di donna senza esperienza di posa, stimolano a guardare l’unicità di ogni soggetto e raccontarne la bellezza e il carattere.

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Kishin Shinoyama

Figlio di un monaco buddista, Kishin Shinoyama (1930) inizia a studiare fotografia all’inizio degli ’60 all’Università di Nihon a Tokyo. Dal 1968 è freelance nel campo della moda, dello sport, della pubblicità e della stampa. Nel 1970, l’Associazione dei fotografi giapponesi lo elegge fotografo dell’anno.
Affermato fotografo di nudi, espone a photokina. I suoi lavori colpiscono per una forte stilizzazione dei corpi, che si discosta dalla tradizione allora in auge. Shinoyama concepisce la fotografia di nudo al pari di uno scultore, come un esercizio di modellato e a volte il risultato sono delle forme dichiaratamente astratte.
Shinoyama è oggi considerato uno dei maggiori fotografi giapponesi e appartiene alla generazione che ha fatto conoscere la fotografia giapponese in tutto il mondo.

Shinoyama insieme a Haskins e Giacobetti produssero la fotografia erotica degli anni ’60 più influente nei rispettivi paesi. Hanno creato una rivoluzione nella fotografia artistica nuda rifiutando i cliché di Playboy, evitando i modelli statuari e le pose stereotipate che si possono trovare nelle pubblicazioni dell’epoca. Per citare Sam Haskins, “Queste erano vere ragazze dal vivo e si stavano divertendo”. Rifiutando le distinzioni tra l’arte e quella che allora era considerata pornografia, questi artisti aiutarono a inaugurare un nuovo ordine mondiale erotico. Oltre a risvegliare l’interesse per la fioritura delle rivoluzioni sessuali degli anni ’60 e dei suoi correlati visivi, questa mostra fa luce sulle ansie contemporanee che circondano le femministe e il femminismo.

I nudi scultorei di Yoram Roth

La raccolta Spatial Concepts dell’artista tedesco presenta un’originale punto di vista sulla fotografia contemporanea, a metà tra nudo artistico e scultura.

Artista tedesco nato a Berlino nel 1968, Yoram Roth dal 2011 è impegnato nella produzione di opere  che potremmo definire trasversali tra diverse discipline: fotografiascultura e pittura. Il punto di partenza comune è sempre la fotografia di nudo artistico che di volta in volta viene sviluppata attraverso tecniche di stampa e rielaborazione, per poi essere ricomposta in una nuova versione “a strati” dove il corpo femminile è inserito in una dimensione spaziale astratta e indefinita. Una soluzione che consente all’osservatore di focalizzare lo sguardo su una specifica parte della composizione stessa. Ed è proprio questo aspetto che ha segnato l’inizio di un approccio sempre più scultoreo al suo lavoro.

Con la nuova serie Spatial Concepts, Yoram Roth entra in un nuovo territorio, concentrandosi su composizioni elaborate pur mantenendo la sua visione e approccio alla fotografia di nudo. Ispirandosi al lavoro degli artisti d’avanguardia italiani degli anni ’60 come Lucio Fontana, Agostino Bonalumi ed Enrico Castellani, anche definiti “Spazialisti”, Roth ha iniziato a fondere fotografia, scultura e la più attuale tecnologia. Obiettivo ultimo dei suoi recenti lavori è quello di creare spazi multidimensionali che vanno al di là della classica fotografia.

I nudi di Frank De Mulder

Il volume Heaven del fotografo belga Frank De Mulder, edito da teNeues, celebra la sensualità del nudo femminile.
Nel gotha dei maestri della fotografia erotica di alto livello un posto speciale è occupato da Frank De Mulder.
Autore di diversi volumi fotografici molto apprezzati da intenditori e appassionati del genere – Senses (2007), Pure (2010), Glorious (2013) -, il maestro belga dell’erotismoha di recente presentato un nuovo capitolo – edito da teNeues–  della sua personale serie di nudi femminili, dall’emblematico titolo Heaven.

La raffinata sensualità che da sempre permea i suoi scatti, in questo nuovo volume è rappresentata da splendide modelle dal fisico mozzafiato, ritratte in pose provocanti e, spesso, in scenari esotici che richiamano l’immaginario dell’eden. Irraggiungibili e divine, le donne di Frank De Mulder provocano l’osservatore con posture maliziose e atteggiamenti allusivi, ma senza mai scadere nella volgarità.
Sfogliare le pagine di Heaven in effetti equivale a intraprendere un coinvolgente viaggio in un regno incantato, favolistico, un universo parallelo carico di sensualità femminile e di un tocco di sottile, ricercato erotismo che il fotografo riesce a ricreare con abilità e grazie anche alla sua capacità di entrare in empatia con le modelle ritratte. Doti che gli hanno permesso di affermarsi come uno dei più apprezzati professionisti nel campo della fotografia sexy chic contemporanea.

Il volume Heaven di Frank De Mulder è edito da teNeues

www.frankdemulder.com

Boudoir, erotismo, pornografia. Il confine dell’arte.

Il confine tra ritratto, fotografia sensuale, boudoir, erotismo, nudo, pornografia è molto labile, non è tanto il cosa si rappresenta (nudo o vestito) ma il come. Il come influenza enormemente il risultato, dando una accezione volgare o elegante all’opera realizzata.
Un nudo ispirato alla scultura greca o alla pittura può essere estremamente elegante, armonico, un piacere da guardare. Anche il tipo di luce scelta incide nel risultato, ad esempio la luce naturale sembra una carezza sul corpo, sulla sinuosità della donna o dell’uomo ritratto.
Al contrario un soggetto completamente vestito ma in pose eccessive, volgari, senza senso, imbruttiscono l’immagine finale.
Poi certo può essere una scelta condivisibile o meno.
Tinto Brass per alcuni può essere considerato volgare per altri semplicemente più fisico, audace, con una rappresentazione della donna più carnale, goduriosa e consapevole di sè mentalmente e nell’accettazione delle sue forme burrose.
Ecco che la fotografia boudoir può essere essa stessa erotica, accentuando ad esempio l’intensità della seduzione dello sguardo ritratto.
La domanda più ricorrente che mi sento fare sia ai corsi che tengo sia ai servizi fotografici commissionati è “Cosa vuol dire esattamente Boudoir?” oppure fotografi emergenti che si sentono criticati sui social perchè la loro fotografia per altri colleghi non sembra rientrare nella definizione di “foto boudoir”.
Il problema è che siamo schiavi dell’etichetta, del così è definito (da altri), che non si è più liberi di sviluppare quell’apertura mentale necessaria per rappresentare le varie SFUMATURE della sensualità, dell’erotismo che convivono interiormente nel soggetto da ritrarre, ma anche in noi che creiamo.
Fotografia Boudoir Italia magazine, intende il Boudoir scevro da etichette, discriminazioni di taglie, età, abilità disabilità, ma si concentra nel racconto del soggetto nella sua unicità, evidenziandone l’aspetto sensuale, che può in alcuni giorni trasformarsi in erotico, audace o intimista.
Ecco che nudo, erotismo, boudoir si sfiorano e si confondono perchè ciò che conta alla fine è solamente rappresentare la Donna.

La femminilità rappresentata da Zoe Natale Mannella

Zoe Natale Mannella, giovane fotografa napoletana dall’estetica tanto delicata quanto sensuale.
Tra i tanti pregiudizi che investono il settore fashion, ce n’è uno bello grosso che grava sulle spalle della fotografia di moda: è spesso ritenuta spersonalizzata e spersonalizzante, volta solo ed esclusivamente a valorizzare il capo o l’accessorio oscurando l’identità dell’autore e del soggetto.

Dagli anni ’80 in poi i fotografi di moda hanno messo in discussione tutto quell’immaginario patinato – Helmut Newton vi dice nulla? – e la loro impronta personale ha iniziato a emergere sopra a tutto, infrangendo quell’effetto impostato anni ’70 che faceva molto copertina di plastica pensata a tavolino. A volte, ancora oggi, si tende a snobbare la fotografia di moda in favore di lavori documentari o di reportage, considerati più “utili” – categoria di giudizio di per sé piuttosto discutibile in fatto di arte – e “veri”, dimenticando che dietro a ogni inquadratura c’è sempre una sensibilità che prende delle scelte a seconda di come vuole collocare i propri scatti all’interno dei discorsi contemporanei – corpo, femminilità, identità, estetica. E anche se si tratta di moda il discorso rimane più che valido.
Ecco perché ricerche come quella di Zoe Natale Mannella sono la dimostrazione di quanto queste schematizzazioni non abbiano senso e siano solamente fuorvianti nei confronti di un’opera fotografica. Zoe non è una fotografa di moda né una fotogiornalista, è entrambe le cose e anche molto di più: gioca con i vestiti e i corpi per riflettere su ciò che significa per lei essere donna oggi e sullo storytelling femminile contemporaneo, frutto di una grande presa di coscienza nei confronti del proprio corpo e dell’infinità di modi possibili in cui ci si può sentire sicuri di sé e sereni. Senza alcuna intenzione pedagogica, Zoe si limita a scattare per conoscere, per scoprire ciò che esprimiamo attraverso i nostri corpi, con una delicatezza poetica, come fosse una fiaba visiva.

Ma lasciamo che sia direttamente lei a parlare nello specifico di questo suo progetto: Taxidì.

Ciao Zoe! Ho conosciuto il tuo lavoro per la prima volta l’anno scorso, quando hai scattato il lookbook di Vìen. È chiaramente un lavoro di fashion photography, ma con uno studio della composizione e un’attenzione al volto insoliti in questo settore. Tu ti consideri una fotografa di moda? Perché?
Ciao Amanda! Beh, sicuramente in quel lavoro c’era anche una grande ricerca di styling e devo riconoscere che Thais fece davvero una super ricerca. Mi considero una fotografa di moda perché credo che attraverso la coniugazione di capi, modelle, luci ecc. io riesca a esprimermi in modo più completo di quanto potrei se facessi ad esempio pura fotografia d’arte. Mi piace usare i vestiti, mi piace guardarli, capire i loro punti di forza, farli muovere, trovare un’inquadratura che possa rendermi soddisfatta. Mi piace dovermi confrontare con un medium che si interpone tra me e ciò che voglio esprimere nella foto. In definitiva, porrei la mia fotografia a cavallo tra la moda posata dei grandi magazine e un approccio più artistico o da reportage.

E come hai cominciato? Ho letto in giro che ti sei avvicinata alla fotografia sin da piccola, vuoi parlarcene in modo più approfondito?
La prima reflex mi è stata regalata a 12 anni da mio papà, che è un appassionato di fotografia. Lì è scattata la scintilla. Mi sono dedicata alla fotografia durante gran parte dell’adolescenza, ma se dovessi dire che ero una di quelle teenager prodigio che a 15 anni fanno foto mozzafiato, mentirei! Ho iniziato a pensare seriamente alla fotografia come lavoro appena finito il liceo. Mi sono iscritta alla facoltà di biologia a Napoli (assurdo, vero?) e dopo i primi mesi ho iniziato a sentire di stare facendo la cosa sbagliata, come un’angoscia che non mi lasciava andare. Così un giorno ho deciso di trasferirmi a Milano. Non sapevo bene come sarebbe andata, non avevo contatti né un portfolio decente. Sapevo solo che quello della fotografia era un mondo che mi affascinava e di cui volevo far parte. Da fuori sembra tutto idilliaco: le sfilate, le top model, la grande città. Piano piano mi sono fatta strada nei backstage, ho conosciuto persone che mi hanno aiutato a capire quale fosse la mia strada e come iniziare a percorrerla (tra queste sicuramente Alessio Costantino è stato un punto di riferimento fondamentale per me) e mi sono buttata a capofitto in questo mondo frenetico. Poi è successo tutto il resto.

Sei nata a Londra, poi ti sei trasferita a Caserta e nel 2017 sei arrivata a Milano? Credi che quest’ultima città offra ai giovani fotografi un ambiente abbastanza internazionale e creativo in cui vivere? E perché hai scelto di non tornare a Londra, che da molti è vista come La Mecca della creatività?
Sì, ho girato un po’. Mio padre vive a Lugano, quindi sono cresciuta tenendo sempre un piede fuori da Caserta, e credo che sia stato fondamentale per la mia formazione. Milano è stata una piacevole sorpresa. Quando cresci nel sud Italia sei un po’ inconsciamente spinto a demonizzare il nord e a pensare all’estero come a un paradiso di opportunità e offerte di lavoro. Invece io ho trovato qui la mia dimensione. Ho le mie amiche, la mia casa, i miei posti preferiti, l’università. Dico sempre che Milano è un buon compromesso tra una grande metropoli internazionale e una piccola cittadina dove muoversi in bici e tutto è raggiungibile comodamente con i mezzi pubblici. Londra è the place to be se vuoi fare il mio lavoro, questo è indubbio. Ci sono mille redazioni, mille designer, mille opportunità in più, ma è una città troppo frenetica per me. La vita costa cara e la concorrenza sfrenata non aiuta. Sicuramente tornare a Londra è nei miei piani, soltanto vorrei farlo al momento giusto, quando sarò abbastanza formata per fare il salto senza ritrovarmi a dover fare due lavori per pagare l’abbonamento dei mezzi.

Nella serie Taxidì parli di un’Italia, anzi, di una Puglia, sospesa fuori dal tempo. Le foto potrebbero essere state scattate ieri come 50 anni fa. È una scelta voluta?
Taxidì non è stato un progetto pensato. Ero semplicemente lì, in vacanza con le mie amiche, e ho scattato delle foto. Riguardandole mi sono resa conto che esprimevano esattamente ciò che per me significa essere donne, essere serene e amare. La Puglia è uno dei posti che preferisco, ci torno in pellegrinaggio almeno una volta all’anno. Quei luoghi sono così selvaggi e incontaminati da sembrare fuori dal tempo, andavamo in giro tra rocce e calette dimenticate. È stata una scelta voluta, certo, ma in reazione a ciò che hanno suscitato in me i luoghi in cui sono andata a passeggiare e fare il bagno con le amiche, non da un set fotografico “istituzionale”.

Alcuni scatti sott’acqua mi ricordano Le Sirene di Kate Bellm, che ci aveva spiegato: “Mi piace il contrasto tra i miei scatti di moda, così innaturali e impostati, e quelli completamente liberi e selvaggi che faccio per il mio portfolio personale. Credo sia un po’ il modo in cui percepisco il mondo.” Sei d’accordo con lei? Anche per te esiste un confine così netto tra fotografia di moda e progetti personali?
La mia ricerca vorrebbe proprio accorciare il gap tra questi due mondi. Credo sia necessario che, dopo un po’ di sperimentazione di stili e tecniche diverse, uno trovi la propria strada e la segua. Penso che una situazione intima e spontanea, per quanto sia pur sempre una costruzione fittizia, mi si addica di più rispetto alle foto molto posate anni ’70. Quindi al momento anche le mie foto “moda” puntano a una maggiore fluidità di movimenti e a espressioni più naturali.

Il corpo femminile è il grande protagonista di tutti i tuoi lavori, che fotografi con delicatezza e poesia, quasi stessi raccontando una fiaba visiva. Perché hai scelto di concentrarti proprio sulle forme della donna?
L’interesse verso la narrazione del corpo femminile nasce da una grande presa di coscienza di ciò che significa imparare a vivere nella propria pelle e nel proprio corpo. Durante l’adolescenza non fai caso a come ti senti, a come sta il tuo corpo, pensi solo se ti piaci o meno, se rispetti i canoni, se devi perdere peso, se hai le gambe a “x”… Qui a Milano ho lentamente iniziato a porre attenzione al significato di “stare bene”. A come le persone si relazionano con il loro corpo e in quanti modi diversi ci si può sentire sicuri di sé e sereni nella propria pelle. La mia, però, non ha mai voluto essere un’indagine sociale. Scatto per conoscere. Scatto perché sono attratta dalla capacità che i nostri corpi hanno di esprimere ciò che siamo e sentiamo. Preferisco le donne perché credo di essere più disinibita con loro, riesco più facilmente a sentirmi a mio agio e a mettere loro a proprio agio.

Cosa c’è nel tuo futuro? Programmi, idee, mostre, viaggi?
Ho mille progetti in corso. Ad agosto avrò l’opportunità di far parte del Base Camp durante il Festival del Cinema di Locarno, un’iniziativa offre una residenza d’artista a una selezione di giovani talenti, con l’obiettivo di realizzare i propri progetti personali e raccontare l’atmosfera del festival.
Fonte : I.D.vice.com
Consiglio di guardare anche le bellissime foto di questa serie sempre realizzate da Zoe Natale Mannella.

Il concetto di bellezza per la fotografa Lana Prins

Qual è l’importanza del female gaze in un mondo dominato dal voyeurismo maschile.
Lana Prins è ossessionata dal corpo femminile da quando ha 15 anni, e sa come rappresentarlo in modo splendido. Le sue più grandi fonti di ispirazione per creare queste immagini romantiche sono le sue amiche, sua sorella e se stessa. Abbiamo parlato con la fotografa del concetto di bellezza e dell’importanza dell’opinione femminile in un mondo dominato dal voyeurismo maschile.

Da dove nasce la tua ispirazione?
Sono le mie amiche a ispirarmi! Quando ho iniziato a scattare a 15 anni ero circondata da donne magnifiche, ero emozionata all’idea di sperimentare con la fotografia e andare oltre ai limiti.

I tuoi lavori sono caratterizzati dalla presenza di donne, dall’atmosfera romantica e da location esotiche. Spiegaci perché.
Amo fantasticare sul mondo attorno a me. I miei lavori rappresentano solo una parte delle storie emozionanti che accadono nella mia testa. Voglio che lo spettatore viva queste storie grazie ai miei scatti. L’interesse per il corpo femminile l’ho sviluppato da piccola ed è diventato una vera e propria ossessione. La sensualità che traspare dalle mie foto non è solo frutto della mia immaginazione, ma si tratta della sensualità che ogni donna possiede. Quando ho scoperto la fotografia ho scoperto anche la mia sessualità, la prima mi ha aiutato a comprendere la seconda. Credo che questo emerga dai miei lavori. Voglio rappresentare quel senso di libertà che provo quando esprimo me stessa. Non mi sono mai sentita bloccata, e vorrei che gli altri si sentissero allo stesso modo.

Cosa risponderesti se qualcuno ti accusasse di oggettivare il corpo femminile?
Se qualcuno pensa che le mie foto sono volgari e legate esclusivamente al sesso allora la sua opinione dice molto più di lui che del mio lavoro. Un’immagine di una donna nuda non oggettivizza per forza il corpo femminile. Le mie immagini si basano sulla mia passione per il corpo delle donne, per la sessualità e la sensualità, non mi interessa piacere alla gente. Per quanto mi riguarda, le donne hanno il diritto di essere fiere del proprio corpo, e spero che le mie modelle la pensino come me.

Perché fotografi solo donne?
Una donna può essere sinonimo di innocenza, ma anche un sex symbol. Mi piace giocare con questi due aspetti, lo trovo interessantissimo. Non riuscirei mai a fotografare gli uomini allo stesso modo.

Come scegli le tue modelle?
Conosco le donne più belle del mondo, le mie amiche e mia sorella, e mi ritengo molto fortunata. Preferisco lavorare con persone che conosco perché c’è un rapporto più intimo. Le foto sono più sincere, più vere, proprio perché conosco personalmente le mie modelle.

Spesso sei anche tu uno dei soggetti delle foto. Qual è la differenza tra un autoritratto e un selfie?
I miei autoritratti esprimono delle emozioni ben precise. Sembrerà strano, ma essere il soggetto delle mie foto è un po’ come trascorrere un momento intimo con me stessa. Mi piace ricavarmi del tempo per farlo. Un selfie non rivela molto riguardo alla mia personalità e alle mie emozioni.

@lana_prins
Fonte: I-D.vice.com

Micaela Zuliani dal 2010 diffonde in Italia la fotografia Boudoir e rompe con ogni conformismo di bellezza.

Fin dagli esordi della sua attività, Micaela Zuliani titolare e fotografa di PORTRAIT DE FEMME ® lotta per abbattere ogni discriminazione e pregiudizio e lo fa proprio con il Boudoir, grazie ai suoi tanti progetti e campagne sociali, per citarne qualcuna: Boudoir Disability, Portrait de Femme Therapy ed oggi Boudoir over 60.
https://www.micaelazuliani.com/portraitdefemme

Ecco l’intervista fatta da reflex-mania a Micaela Zuliani, che non solo è la fotografa di boudoir più conosciuta in Italia, ma anche quella che più di ogni altro ha contribuito negli ultimi anni a rendere popolare questo genere.
La sua lunga intervista, per la quale la ringrazio davvero, mi ha davvero colpito, soprattutto per una caratteristica secondo me davvero poco comune: in qualche modo rispecchia perfettamente il genere fotografico per cui Micaela è famosa.
Dal colpo di fulmine per la fotografia alle esperienze negative che la hanno condizionata personalmente e artisticamente, dall’introduzione del genere in Italia al successo del progetto Boudoir Disability, dal rapporto con i soggetti fotografati a quello con sé stessa e con i suoi allievi, Micaela ci regala infatti oggi non tanto, o non solo, un elenco delle sue esperienze e una “lezione” sulla fotografia, ma il ritratto intimo di una fotografa con un coraggio di mettersi in gioco che davvero le invidio!
E forse è proprio questa nota del suo carattere a permetterle, più di ogni altra, di aiutare i suoi soggetti e i suoi allievi a liberarsi, rispettivamente davanti e dietro all’obiettivo, e a vivere in pieno l’emozione “sottile e potente” della fotografia Boudoir.

Qui tutta l’intervista : https://www.reflex-mania.com/micaela-zuliani-boudoir/

Intervista a Micaela Zuliani, fotografa, autrice, colei che ha diffuso la fotografia Boudoir in Italia

Oggi ospitiamo sul blog Micaela Zuliani, che non solo è la fotografa di boudoir più conosciuta in Italia, ma anche quella che più di ogni altro ha contribuito negli ultimi anni a rendere popolare questo genere.
La sua lunga intervista, per la quale la ringrazio davvero, mi ha davvero colpito, soprattutto per una caratteristica secondo me davvero poco comune: in qualche modo rispecchia perfettamente il genere fotografico per cui Micaela è famosa.
Dal colpo di fulmine per la fotografia alle esperienze negative che la hanno condizionata personalmente e artisticamente, dall’introduzione del genere in Italia al successo del progetto Boudoir Disability, dal rapporto con i soggetti fotografati a quello con sé stessa e con i suoi allievi, Micaela ci regala infatti oggi non tanto, o non solo, un elenco delle sue esperienze e una “lezione” sulla fotografia, ma il ritratto intimo di una fotografa con un coraggio di mettersi in gioco che davvero le invidio!
E forse è proprio questa nota del suo carattere a permetterle, più di ogni altra, di aiutare i suoi soggetti e i suoi allievi a liberarsi, rispettivamente davanti e dietro all’obiettivo, e a vivere in pieno l’emozione “sottile e potente” della fotografia Boudoir.

La sfida è sempre la stessa sia nei soggetti che ritraggo, sia negli allievi che seguono i miei corsi: quella di portarli ad essere se stessi. Arrivano al corso pensando di dover voler fare una bella foto. La prima cosa che dico loro è: dimenticati di fare una bella foto e lavoriamo per far sì che tu faccia una TUA foto”. Micaela Zuliani

Leggi tutta l’intervista : https://www.reflex-mania.com/micaela-zuliani-boudoir/

Ispirazioni, idee, consigli

Fotografia Boudoir Italia ogni mese ricerca e propone nuove idee per arredare il proprio studio fotografico, per creare look sensuali e provocanti. Raccoglie immagini provenienti dal cinema, dalla fotografia, dalla moda, dall’arte come spunti d’ispirazione per realizzare nuovi servizi fotografici.
Segui periodicamente la bacheca di pinterest  troverai tante nuove idee utili per i tuoi servizi fotografici.

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