Concorso ISA AWARD 2019

Parlando di erotismo, non possiamo non citare SuperCittons, fotografa e illustratrice di arte erotica, vincitrice del concorso ISA AWARD 2019 International Contemporary Art Prize
nella sezione FIGURATIVE PAINTINGS presso IMMAGINE SPAZIO ARTE.
1 classificata ex-aequo.
I vincitori esporranno alla mostra collettiva che si terrà dal 19 gennaio al 1 febbraio 2020 presso la galleria Immagini Spazio Arte a Cremona.
www.illustrazionieroticheitalia.com

Le donne di Olivier Zahm

I suoi scatti sensuali sono esposti nelle gallerie di mezzo mondo. Il 51enne artista parigino si racconta in una biografia per immagini (“O.Z Olivier Zahm: Diary, Rizzoli) attraverso le sue modelle.

Eclettico, trasgressivo, in controtendenza. Da oltre 20 anni i suoi acclamatissimi scatti colmi di donne affascinanti in pose sensuali e di artisti ribelli raccontano l’inaccessibile universo delle élite creative di mezzo mondo.

Parigino, classe 1963, fondatore del magazine di moda Purple Fashion, Olivier Zahm ha esposto le sue fotografie in gallerie presti- giose come la LeadApron di Los Angeles, la Half Gallery a New York e la Colette di Parigi: secondo alcuni critici la sua estetica è connotata da un gusto naïf rétro, ispirato alla sensualità dello scultore impressionista Auguste Rodin e immune dalle contaminazioni delle mode contingenti.

Lui spiega così la sua arte: “Alcuni fotografi usano le persone come oggetti, dicono “metti il braccio qui, sposta più a destra le gambe”. Io cerco l’emozione, voglio catturare un’interazione. Magari sono attratto da una donna e semplicemente la fotografo. Sta tutto nel gioco seduttivo tra me e lei”.

È da poco uscito O. Z. Olivier Zahm: Diary (Rizzoli International), una raccolta degli scatti preferiti dell’artista, un viaggio autobio- grafico per immagini, un libro la cui essenza è colta dalla citazione d’apertura del poeta Rainer Maria Rilke: «L’esperienza artistica è incredibilmente prossima a quella sessuale».

Fonte: style.corriere.it

L’erotismo di Ellen von Unwerth

Parola alla fotografa ed ex modella divenuta celebre per gli scatti che vedono protagoniste le sue colleghe, celebrando l’indipendenza e l’energia del genere femminile.

Le donne che immortalo nelle mie fotografie sono soggetti e non oggetti”, ci tiene a precisare fin da subito Ellen von Unwerth (Francoforte sul Meno, 1954), fotografa di moda tra le più rinomate e quotate a livello internazionale, mentre ci mostra i trenta scatti che compongono Ladyland, la sua personale londinese allestita all’Opera Gallery fino al 18 maggio.
Agli inizi degli Anni Novanta, epoca in cui le attrici hollywoodiane facevano da padrone sui rotocalchi di tutto il mondo, la fotografa tedesca ha contribuito alla nascita del culto delle supermodel, lanciando le fulgide carriere delle allora giovanissime Claudia Schiffer, Naomi Campbell e Kate Moss.

Come è cominciato il tuo percorso di fotografa?
Avevo trent’anni e la mia carriera come modella era ormai giunta al termine. Non sapevo cosa fare della mia vita, quando il mio fidanzato mi ha regalato una macchina fotografica e mi ha spiegato: “ci sono un più, un meno e un cerchio, quando il cerchio si illumina, clicca!”. E questo è stato il mio corso accelerato di fotografia. Avevo un viaggio previsto in Kenya e l’ho documentato con fotografie dei villaggi e delle persone che ho incontrato. Ho mostrato gli scatti a un’amica che allora dirigeva un magazine e ne è rimasta colpita. Da quel momento non mi sono più fermata.

Come hai scelto gli scatti per questa mostra?
Ladyland è per me una mostra che celebra la femminilità attraverso il mio trentennale percorso come fotografa di moda. Gli scatti sono stati scelti assieme al curatore e direttore della galleria Sebastien Plantin e abbiamo deciso di includere in questa retrospettiva vari periodi della mia carriera: dalle più iconiche fotografie in bianco e nero di Claudia Schiffer, Naomi Campbell e Kate Moss, fino ai più recenti scatti che rappresentano una parodia dei costumi tipici della Bavaria, mia terra d’origine.

Come donna ritieni che il tuo modo di rappresentare una modella sia differente da quello di un fotografo?
Ogni persona può interpretare a modo suo una modella, però io penso d’avere una posizione privilegiata per immortalare figure femminili in quanto donna ed ex modella. Le capisco, so cosa provano e siamo tutte amiche. Quello che ci lega è un rapporto alla pari e sul set non mancano mai musica a tutto volume e grandi risate. Ritengo che questo modo giocoso e vivace di rapportarmi a loro contribuisca a rendere le mie fotografie effervescenti e spiritose.

Sei mai stata accusata di oggettivare il corpo femminile nei tuoi scatti?
Chiunque osservi le mie foto si rende conto che le mie muse sono donne energiche, indipendenti, libere ed emancipate. Sono le protagoniste indiscusse della scena.

Fonte Artribune.com

Femminilità e provocazione: Shoot Sisters (analogico)

Ho trovato questo interessante articolo di Lomography sulla fotografia femminile realizzata con fotocamere analogiche.

Avevamo già avuto modo di conoscere Annalisa Gaeta grazie ai suoi splendidi scatti con la pellicola LomoChrome Purple. Siamo tornati ad intervistarla per un interessante progetto a cui si sta dedicando insieme ad Elisa Zanotto. Il progetto si chiama Shoot Sisters e combina la passione di Annalisa per la fotografia analogica, e quella per l’interpretazione e la posa di Elisa.

Nel loro progetto scattano con diverse fotocamere analogiche ed istantanee e mostrano il loro lato creativo ed erotico trasmettendo forti emozioni.

Ciao Annalisa ed Elisa, com’è nata l’idea del vostro progetto “Shoot Sisters”e quando ha avuto inizio?

Il progetto ha avuto inizio un anno fa. Abbiamo sempre creato tantissimi set e video, e, anche se in campi totalmente diversi, siamo cresciute e migliorate insieme nell’ambito della fotografia. Elisa ha collaborato con tantissimi fotografi, Annalisa con tantissime modelle. Oltre a lavorare insieme siamo anche molto amiche quindi, dopo ogni set fotografico, ci sentiamo per raccontarci come sono andati i lavori e le varie esperienze fotografiche. Le nostre passioni sono opposte ma complementari. Annalisa, da fotografa, è curiosa del punto di vista di una modella, e allo stesso tempo Elisa è curiosa del punto di vista di chi sta dietro alla macchina fotografica. Ci siamo sempre aiutate in questo. Abbiamo tantissima voglia di fare, ma non vogliamo chiuderci soltanto nella nostra prospettiva, per questo abbiamo creato Shoot Sisters. Un piccolo gruppo dove ognuno mette a disposizione la propria arte e “sfrutta” le capacità artistiche dell’altro per creare qualcosa di nuovo.

©Annalisa Gaeta

Cosa vi ha spinto a crearlo e quale messaggio volete trasmettere all’osservatore?

Ahimè, ci siamo accorte abbastanza presto che il nostro limite nella fotografia era irrimediabilmente segnato dalle nostre limitate risorse economiche. Non solo per il costo di pellicole, sviluppi, e macchine fotografiche, ma anche per le locations, gli outfit, gli oggetti di scena, il make-up… Questo progetto risponde a questa nostra esigenza di andare oltre a limiti così contingenti, e dare più ampio respiro alla nostra creatività. Con l’aumentare degli abbonati, e quindi delle risorse a nostra disposizione, i set sono diventati sempre più immaginifici, e speriamo di poter continuare in questa direzione. Inoltre, non ci va giù che i creativi e gli artisti debbano sempre lavorare gratis. Noi paghiamo sempre tutti i nostri collaboratori. Purtroppo meno di quanto vorremmo, ma speriamo di poter migliorare anche da questo punto di vista. Infine, perché proprio Patreon? Perché è una piattaforma che permette di autogestirsi. Noi siamo in due, ma è usata anche da tante modelle, ed è bello perché hanno il totale controllo dei contentuti che le riguardano, e anche del ricavato. Abbiamo notato che alcuni fotografi non lo vedono di buon occhio, e purtroppo questa è una forma di maschilismo e misoginia. A parole criticano il portale per la sua assenza di qualità, e alimentano il falso stereotipo di un sito squallido. Non è affatto così, è pieno di artisti in gamba! E se aiuta l’emancipazione economica delle modelle, tanto meglio, un motivo in più per apprezzarlo.

©Annalisa Gaeta

Cosa vi attrae dell’analogico che la fotografia digitale non è in grado di darvi?

Annalisa: Mi piace tutto dell’analogico. la grana, l’errore, la pellicola con i suoi effetti, l’ansia dell’attesa dello sviluppo, l’impegno che metto nello scattare un limitato numero di foto, il modo in cui riesco a imprimere il buio e la luce in un’immagine reale e concreta, posso realmente toccare quel buio che stavo guardando, ho catturato quel raggio di luce che stavo guardando. Non so spiegarlo bene ma tutto questo mi emoziona tantissimo.

Elisa: Ho sempre preferito la corposità delle foto analogiche. Hanno una tridimensionalità che alla fotografia digitale manca. Per qualche arcano motivo, ho collaborato con tantissimi fotografi che scattano in digitale. Io posto una foto (o una serie) al giorno su instagram, ricordo che a un certo punto mi sono accorta che da settimane non pubblicavo più foto digitali. Da modella, posso dire che è un po’ come con i selfies. Indipendentemente dalla fotogenia nelle foto digitali, c’è chi viene bene, e chi viene male. Io sono orrenda nei selfies, ma ho un ottimo feeling con pellicola e foto istantanee. Poteva andarmi peggio insomma!

Quando dovete scegliere la location giusta per la vostra sessione fotografica, su cosa basate la vostra scelta? Avete un luogo che preferite rispetto ad altri?

Dipende dai set. La maggior parte li scattiamo a casa di Annalisa che ha teli per fare vari sfondi e vari faretti utilissimi per illuminare al meglio la foto. Se serve, cerchiamo una location adatta che puo’ essere una terrazza, un locale, un parco…ci è capitato di affittare delle case apposta per fare dei lavori.

©Annalisa Gaeta

C’è un tema che contraddistingue molti dei vostri scatti e che ci ha colpito: lo sguardo del soggetto fotografato, in questo caso Elisa, sembra essere il fattore dominante per la trasmissione di emozioni attraverso le vostre fotografie. Quanta importanza date a questo elemento? Quali emozioni prevalgono nei vostri scatti?

Elisa: Devo ammettere che mi spiazza un po’ questa domanda, pensavo che lo sguardo fosse centrale un po’ per tutte le modelle. Proverò a rispondere, comunque. Credo sia il genere di discorso alla “è nato prima l’uovo o la gallina?”. Io provengo da un percorso come attrice, che inevitabilmente influenza il mio modo di posare. Recito perché sono una persona empatica. Essendo nata con gli occhi chiari, sono stata sempre consapevole di quanto attirassero l’attenzione (anche da piccola:” che occhi belli questa bimba!”), ed essendo stata timidissima, credo di aver affidato allo sguardo tutta l’espressività che non riuscivo a mettere nelle parole. Crescendo sono migliorata, ma non ho mai smesso di utilizzare ben due linguaggi non verbali, la gestualità (come tutti gli italiani) e lo sguardo (oltre, ovviamente, alla micromimica facciale, la postura e tutti quegli elementi inconsapevoli che contraddistinguono noi esseri umani). Utilizzando molto lo sguardo nella vita, inevitabilmente è diventato un elemento fondamentale nel mio modo di recitare, e probabilmente anche nelle foto.

Il corpo femminile caratterizza quasi tutte le vostre fotografie, come vi siete avvicinate al nudo artistico e a questo tipo di fotografia?

Annalisa: Per quanto riguarda il nudo in particolare devo ringraziare una modella, Laura Santucci, che anni fa decise di posare per me nonostante io non avessi nessuna esperienza col nudo (e pochissima esperienza in generale). Credo sia stata una grandissima fortuna iniziare con una bellissima donna molto più esperta di me. Come dico sempre non ho una fonte d’ispirazione. Amo guardare tutto, quindi quando qualcosa mi piace tanto devo assolutamente fotografarlo.

Avete scelto di scattare sia in bianco e nero che a colori, e con diverse macchine fotografiche. Quale strumentazione avete usato e quand’è che preferite scattare in b&w?

Abbiamo usato davvero tantissime macchine fotografiche e rullini. Spesso vado in un negozio che vende prodotti Lomography qui a Roma, Elvis Lives, e credo davvero di aver provato almeno per una volta ogni tipo di pellicola in vendita. Anche per le macchine fotografiche ho provato un po’ di tutto…Holga, Lomo’Instant Automat versione South Beach (che è bellissima esteticamente e la trovo davvero una macchina fantastica, non lo dico per fare una sviolinata ma sul serio è una delle mie macchine fotografiche preferite). Ho una canon AT-1, una Cosina CT-1, varie Polaroid…insomma ho due scatoloni pieni di macchine fotografiche e cerco di usarle tutte, anche quelle usa e getta. Per quanto riguarda la scelta del b&w dipende ovviamente dall’idea, ma in generale, da amante del nero, adoro scattare in b&w.

Vedere quel nero fortissimo, quel buio che circonda i corpi, che li cattura e accentua le forme con le ombre mi fa impazzire.

C’è una foto che ci ha colpito particolarmente e volevamo sapere dove e come l’avete scattata.

©Annalisa Gaeta

La foto è stata scattata con una Cosina CT-1, e una pellicola 35mm Ilford iso 400 ma scattata a iso 1600. E’ stata scattata a casa di Annalisa, lo sfondo nero è un semplice lenzuolo, e la luce è di un faretto messo lateralmente e regolato quasi al minimo. Come ho detto prima, adoro il nero e il gioco tra buio e luce sul corpo, quindi più buio c’è, più mi diverto. Elisa si muoveva davanti alla luce e appena vedevo qualche forma più intrigante scattavo.

Di tutte le fotocamere analogiche e foto fatte con esse, avete una vostra preferita? Ci piacerebbe sapere con quale camera preferite scattare e una foto a cui siete particolarmente affezionate.

Annalisa: Scatto tantissimo con una Cosina CT-1, ma non so dirvi se è la mia preferita. L’adoro in alcune situazioni ma in altre non mi fa impazzire. Quindi ancora sono in cerca della mia preferita in assoluto. Ma per le instax mini l’Automat South Beach è una bomba! Quella di seguito è una foto a cui sono molto affezionata. Era la prima volta che provavo ad usare l’automat per degli autoscatti. E mi piaceva tantissimo il risultato, ero finalmente riuscita a giocare con il buio su me stessa come faccio con le modelle che fotografo.

©Annalisa Gaeta

Elisa: Io sono molto affezionata a un set patreon, che per me rimane il nostro migliore di sempre. Avevo un look ispirato a Brigitte Bardot, parrucca bionda e fascia nera, maglietta a righe.

Mi sentivo bene, iconica e sensuale. Essendo originaria della Valle D’aosta e bilingue italo-francese, mi piace quando riesco a mettere in gioco entrambe queste parti.

Il look, come dicevo, era ispirato alla diva francese, ma metteva anche in risalto la mia fisicità decisamente italiana, e in particolare il seno. E sì, abbiamo giocato molto anche sullo sguardo, con delle foto piuttosto intriganti. Fanno parte del set anche delle foto in cui Annalisa mi tocca le labbra con le dita. Lei ha delle mani super curate, le unghie sono sempre perfette e le ha decorate con tantissimi tatuaggi. Insomma, il set è elegante ma anche molto erotico, evocativo, e ci valorizza entrambe.

©Annalisa Gaeta

Ringraziamo Annalisa ed Elisa per averci concesso questa intervista e vi auguriamo un grande in bocca al lupo per il progetto Shoot Sisters e i vostri progetti futuri, per vedere altri lavori visitate i profili Instagram di Annalisa ed Elisa.
Fonte: https://www.lomography.it/magazine/341810-femminilita-e-provocazione-la-lomografia-delle-shoot-sisters

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