Jean-Francois Jonvelle, maestro francese della fotografia erotica.

Sensualità ed eleganza sono elementi impliciti e fondanti nel lavoro del fotografo Jean-Francois Jonvelle (1943-2002), colui che viene considerato il maestro francese della fotografia erotica.
Le sue opere sono degli scorci di erotismo mai esplicito fatti di pose sensuali, sguardi allusivi e mezzi sorrisi accennati. Anche negli scatti di nudo, o quelli in cui questo si intravede, egli è capace di far lavorare l’immaginazione, crea stimoli in grado di risvegliare fantasie.
L’uso del bianco e nero, inoltre, sembra infondere un clima sognante, adatto per lasciarsi andare all’inventiva.
Ecco gli scatti. Buona visione!

Autenticità femminile, progetto Søster Studio

Il progetto fotografico del Søster Studio è tutto incentrato sull’autenticità e l’empowerment delle donne. La serie di immagini NSFW comprende un cast d’eccezione: dalla stilista Kama Krystel, alla fotografa Anne-Line Nygaard, la fondatrice del marchio Pernille Nadine che ha realizzato queste fotografie.

Un aspetto interessante della serie di immagini è che gli abiti non oggettivizzano le donne, ma danno loro un senso di potere e controllo. Non capita tutti i giorni che un marchio di moda faccia un progetto che non si concentri sui vestiti. Ma Søster è diverso, non è solo un negozio online, ma anche un luogo di ispirazione.

“Con questo progetto non volevo concentrarmi sugli abiti, volevo trasmettere un’emozione, una storia, una verità”.

Le immagini sono scattate su pellicola senza ritocchi, per accentuare l’identità delle modelle e permettere loro di esplorare la loro sensualità. La diversità è un altro punto chiave:

“Anche la diversità e la rappresentazione sono molto importanti per me, c’è un’enorme carenza di questo aspetto nell’industria della moda. Attraverso ogni scatto cerco di riflettere la società in cui viviamo e le donne meravigliose che ci circondano nella vita”.

Alla fine, questo progetto è una celebrazione dell’unione delle donne. Il suo obiettivo principale è quello di dimostrare che le donne dovrebbero festeggiare l’un l’altra piuttosto che essere competitive.

Visita ora il sito dello studio qui.
Fonte: Collater.al

Liquere, corpi nudi e acque calme nelle fotografie di Danny Eastwood.

Danny Eastwood è il fotografo che ha fatto dello straniamento il suo marchio di fabbrica e con Liquere ci mostra come.

Ostranenie, l’arte di presentare al pubblico cose comuni in modo inconsueto anche al fine di migliorarne la percezione.
È questa la parola d’ordine alla base dei progetti del pluripremiato fotografo Danny Eastwood, tra cui spicca l’affascinante e confuso Liquere.

Liquere, dal latino “essere fluidi”, è una collezione di 16 scatti che raccontano una storia fatta di corpi nudi e acque calme.
Corpi che si confondono, uniscono, sfumano e diventano astratti non appena entrano in contatto con un liquido limpido e inondato di luce.

Le forme scultoree si mostrano e nascondono, si immergono per poi galleggiare in un movimento fluido e transitorio che nella sua perfezione ammalia, confonde e regala a un qualcosa di, tutto sommato semplice, una dimensione differente rispetto al modo in cui generalmente siamo abituati a conoscerla.

Fonte: Collater.al

MCBoudoir di Marta Carrassi (l’intervista del mese)

L’intento di questa rivista è quello di promuovere, diffondere, migliorare  la cultura del Boudoir, con una selezione delle foto condivise, spunti per poter realizzare interessanti shooting, articoli, interviste per conoscere realtà professionali europee e americane, in linea con i principi della rivista stessa: raccontare e valorizzare ogni tipologia di Donna, senza discriminazione.
Fotografia Boudoir Italia magazine ogni mese nello specifico propone ai lettori uno o più fotografi attraverso un’intervista sempre uguale, al fine di confrontare le varie risposte, ma anche per diffondere questo settore curando la qualità e la varietà delle immagini offerte.
Questo spazio è rivolto ai professionisti con p.iva che fanno di questa arte un vero e proprio lavoro e non solo una passione.

Intervista a Marta Carrassi di MCBoudoir

Da quanti anni fotografi e qual’è il motivo per cui hai deciso di specializzarti nella fotografia boudoir ?

Ho la passione per la fotografia da quando all’età di 7 anni ho preso in mano la mia prima macchina fotografica, è una passione che ho ereditato da mio padre.
A 15 anni mi è stata regalata la mia prima reflex, e quando l’ho provata ho capito che era questa la mia strada. Scatto da allora per passione, ma è da due anni che ho fatto di questa passione il mio lavoro.
Ho fatto diversi generi di ritrattistica, perché amo dare vita alle emozioni delle persone tramite la fotografia, ma mi sono innamorata ancor di più del boudoir per via del messaggio che ci sta dietro.
Usare la fotografia come mezzo non solo per creare dei ricordi, ma soprattutto per insegnare alle persone ad amare il proprio corpo guardandolo attraverso occhi diversi, per me è bellissimo.
Il fatto che la “società” ci imponga un certo canone di bellezza, e che io sia in un paese in cui la chiesa ha un ruolo abbastanza importante, rende il mio lavoro anche una sfida: usare delle foto sensuali per far capire a chi le guarda che non c’è una regola per poter dire “sono bella” e che non sempre c’è volgarità in una coscia scoperta.

Di dove sei ? Nel paese in cui vivi la fotografia boudoir è un genere ormai diffuso o ancora di nicchia e considerato volgare?

Io sono in un piccolo paese chiamato Monticello Brianza, in provincia di Lecco. Qui penso di essere stata la prima a far sentire la voce del boudoir, quando mi viene chiesto “Tu cosa fai nella vita?” e rispondo “Sono una fotografa di boudoir” mi viene sempre chiesto di spiegarlo meglio. Devo stare attenta a come ne parlo, perché ho notato che “foto sensuali in intimo” fa paura da sentire, qui sono ancora quasi tutti legati all’idea della panterona sul letto con lenzuola di raso rosso che fa foto provocanti per compiacere il compagno. Quindi mi dilungo un po’ nella risposta e spiego perché lo faccio, cosa mi ha conquistato di questo settore e perché qualcuno dovrebbe farlo, e noto subito che le persone con cui sto parlando assumono un atteggiamento molto più rilassato e meno distaccato. Qui in Italia siamo ancora un po’ indietro su questo argomento, quindi penso che sia solo questione di educare le persone sul vero significato di “boudoir”.

Che tipo di luce usi più abitualmente? Naturale, artificiale o entrambe?

Posso usare entrambe, ma preferisco di gran lunga la luce naturale, perché a mio avviso dà emozioni diverse rispetto alla luce artificiale, che userei comunque se mi trovassi in un ambiente troppo buio.

Che attrezzatura usi o che consiglieresti a chi inizia e non ha troppi soldi da investire subito?

Essendoci passata, consiglio prima di prendere una macchina reflex abbastanza economica con il suo obiettivo kit e usare la luce naturale come fonte di illuminazione, dato che è gratis. Si può scattare all’aperto in luoghi discreti, o liberare una parete in casa e far sedere il soggetto su un semplice sgabello. Tante volte “less is more”!

I tuoi soggetti sono solo donne o anche coppie e uomini?

Sono aperta a tutti i generi: ad oggi ho fatto solo donne perché, al contrario di come pensavo, gli uomini sono meno propensi a fare questo tipo di scatti (almeno da soli). Il mese prossimo ho già in programma due coppie e non vedo l’ora di provare degli scatti nuovi!

Sei favorevole al ritocco con Photoshop? O lasci i tuoi soggetti con gli inestetismi ?

Sono favorevole, ma solo per ritocchi leggeri per togliere inestetismi, sistemare la luce e togliere qualche elemento di disturbo. Lo scopo di tutto questo è farti piacere così come sei, non avrebbe quindi senso modificare completamente il tuo aspetto.

Credi che sia indispensabile per un fotografo che inizia in questo settore avere un proprio studio?

No, non lo penso. So che la maggior parte dei fotografi boudoir usa la propria casa come studio, tuttavia un ambiente neutro potrebbe dare una sensazione diversa al cliente. Io stessa sto usando casa mia, ma mi trovo costretta a trovare un altro posto come studio per motivi personali. Si possono usare anche le case vacanza o le stanze di un hotel se si vuole, basta mettersi d’accordo con il cliente.

Lasci che il tuo soggetto sia spontaneo o punti molto sulle pose già studiate?

Non mi piace avere uno schema preciso in mente, almeno per ora. Ho comunque delle pose standard che vanno bene quasi su tutti, ma preferisco variare in base alla corporatura del soggetto e a quello che si sente di fare. Così come con gli indumenti da indossare, piuttosto che con il nudo artistico, dico sempre in modo chiaro che per me nessuno è obbligato a fare qualcosa in cui non si sentirebbe a proprio agio, anche perché poi le foto non verrebbero bene.

Da dove trai ispirazione?

Guardo molto i fotografi americani, loro sono la mia ispirazione. Delle loro foto amo la luce, gli outfit, ma anche la gestione del cliente, il modo in cui comunicano con le persone, come sanno coinvolgerle e farle innamorare di loro stesse.

Vendi solo le foto digitali? file digitali + stampe? o anche packaging tipo scatole/usb? nella tua esperienza a cosa è più interessato il tuo cliente tipo?

Ogni cliente è diverso, quindi i prodotti che propongo sono: file digitali, pannelli a muro, cofanetti con stampe di qualità e album personalizzati. Solitamente mi vengono richiesti di più i file digitali, ma preferisco sempre quando un cliente chiede di stampare le sue foto, perché in un’era in cui il digitale va moltissimo, va a finire che ce ne dimentichiamo. I dispositivi elettronici, inoltre, non sono poi così affidabili e rischiano di farti perdere qualcosa che non potrai più riavere. Stampando un prodotto, non solo non rischi di perderlo, ma ti ricorderà ogni giorno il motivo per il quale hai fatto questo servizio fotografico.

Qual è la difficoltà che riscontri più spesso?

Questa è una bella domanda, perché ancora non ho trovato una soluzione: la lontananza dai clienti. Ho avuto molte richieste da persone che abitano anche a più di 70km da qui, quando dico di abitare a Monticello Brianza si alza il gelo. Non so se sia dato dalla distanza che dovrebbero percorrere per venire da me, io mi metto sempre a disposizione per spostarmi e raggiungere i miei clienti, non ho problemi nel viaggiare,  ma sembra non essere una soluzione abbastanza valida.

Sotto i canali dove potete trovare le fotografie di MCBoudoir :
https://www.instagram.com/mcboudoir/
https://www.facebook.com/mcboudoir

Femminilità e provocazione: Shoot Sisters (analogico)

Ho trovato questo interessante articolo di Lomography sulla fotografia femminile realizzata con fotocamere analogiche.

Avevamo già avuto modo di conoscere Annalisa Gaeta grazie ai suoi splendidi scatti con la pellicola LomoChrome Purple. Siamo tornati ad intervistarla per un interessante progetto a cui si sta dedicando insieme ad Elisa Zanotto. Il progetto si chiama Shoot Sisters e combina la passione di Annalisa per la fotografia analogica, e quella per l’interpretazione e la posa di Elisa.

Nel loro progetto scattano con diverse fotocamere analogiche ed istantanee e mostrano il loro lato creativo ed erotico trasmettendo forti emozioni.

Ciao Annalisa ed Elisa, com’è nata l’idea del vostro progetto “Shoot Sisters”e quando ha avuto inizio?

Il progetto ha avuto inizio un anno fa. Abbiamo sempre creato tantissimi set e video, e, anche se in campi totalmente diversi, siamo cresciute e migliorate insieme nell’ambito della fotografia. Elisa ha collaborato con tantissimi fotografi, Annalisa con tantissime modelle. Oltre a lavorare insieme siamo anche molto amiche quindi, dopo ogni set fotografico, ci sentiamo per raccontarci come sono andati i lavori e le varie esperienze fotografiche. Le nostre passioni sono opposte ma complementari. Annalisa, da fotografa, è curiosa del punto di vista di una modella, e allo stesso tempo Elisa è curiosa del punto di vista di chi sta dietro alla macchina fotografica. Ci siamo sempre aiutate in questo. Abbiamo tantissima voglia di fare, ma non vogliamo chiuderci soltanto nella nostra prospettiva, per questo abbiamo creato Shoot Sisters. Un piccolo gruppo dove ognuno mette a disposizione la propria arte e “sfrutta” le capacità artistiche dell’altro per creare qualcosa di nuovo.

©Annalisa Gaeta

Cosa vi ha spinto a crearlo e quale messaggio volete trasmettere all’osservatore?

Ahimè, ci siamo accorte abbastanza presto che il nostro limite nella fotografia era irrimediabilmente segnato dalle nostre limitate risorse economiche. Non solo per il costo di pellicole, sviluppi, e macchine fotografiche, ma anche per le locations, gli outfit, gli oggetti di scena, il make-up… Questo progetto risponde a questa nostra esigenza di andare oltre a limiti così contingenti, e dare più ampio respiro alla nostra creatività. Con l’aumentare degli abbonati, e quindi delle risorse a nostra disposizione, i set sono diventati sempre più immaginifici, e speriamo di poter continuare in questa direzione. Inoltre, non ci va giù che i creativi e gli artisti debbano sempre lavorare gratis. Noi paghiamo sempre tutti i nostri collaboratori. Purtroppo meno di quanto vorremmo, ma speriamo di poter migliorare anche da questo punto di vista. Infine, perché proprio Patreon? Perché è una piattaforma che permette di autogestirsi. Noi siamo in due, ma è usata anche da tante modelle, ed è bello perché hanno il totale controllo dei contentuti che le riguardano, e anche del ricavato. Abbiamo notato che alcuni fotografi non lo vedono di buon occhio, e purtroppo questa è una forma di maschilismo e misoginia. A parole criticano il portale per la sua assenza di qualità, e alimentano il falso stereotipo di un sito squallido. Non è affatto così, è pieno di artisti in gamba! E se aiuta l’emancipazione economica delle modelle, tanto meglio, un motivo in più per apprezzarlo.

©Annalisa Gaeta

Cosa vi attrae dell’analogico che la fotografia digitale non è in grado di darvi?

Annalisa: Mi piace tutto dell’analogico. la grana, l’errore, la pellicola con i suoi effetti, l’ansia dell’attesa dello sviluppo, l’impegno che metto nello scattare un limitato numero di foto, il modo in cui riesco a imprimere il buio e la luce in un’immagine reale e concreta, posso realmente toccare quel buio che stavo guardando, ho catturato quel raggio di luce che stavo guardando. Non so spiegarlo bene ma tutto questo mi emoziona tantissimo.

Elisa: Ho sempre preferito la corposità delle foto analogiche. Hanno una tridimensionalità che alla fotografia digitale manca. Per qualche arcano motivo, ho collaborato con tantissimi fotografi che scattano in digitale. Io posto una foto (o una serie) al giorno su instagram, ricordo che a un certo punto mi sono accorta che da settimane non pubblicavo più foto digitali. Da modella, posso dire che è un po’ come con i selfies. Indipendentemente dalla fotogenia nelle foto digitali, c’è chi viene bene, e chi viene male. Io sono orrenda nei selfies, ma ho un ottimo feeling con pellicola e foto istantanee. Poteva andarmi peggio insomma!

Quando dovete scegliere la location giusta per la vostra sessione fotografica, su cosa basate la vostra scelta? Avete un luogo che preferite rispetto ad altri?

Dipende dai set. La maggior parte li scattiamo a casa di Annalisa che ha teli per fare vari sfondi e vari faretti utilissimi per illuminare al meglio la foto. Se serve, cerchiamo una location adatta che puo’ essere una terrazza, un locale, un parco…ci è capitato di affittare delle case apposta per fare dei lavori.

©Annalisa Gaeta

C’è un tema che contraddistingue molti dei vostri scatti e che ci ha colpito: lo sguardo del soggetto fotografato, in questo caso Elisa, sembra essere il fattore dominante per la trasmissione di emozioni attraverso le vostre fotografie. Quanta importanza date a questo elemento? Quali emozioni prevalgono nei vostri scatti?

Elisa: Devo ammettere che mi spiazza un po’ questa domanda, pensavo che lo sguardo fosse centrale un po’ per tutte le modelle. Proverò a rispondere, comunque. Credo sia il genere di discorso alla “è nato prima l’uovo o la gallina?”. Io provengo da un percorso come attrice, che inevitabilmente influenza il mio modo di posare. Recito perché sono una persona empatica. Essendo nata con gli occhi chiari, sono stata sempre consapevole di quanto attirassero l’attenzione (anche da piccola:” che occhi belli questa bimba!”), ed essendo stata timidissima, credo di aver affidato allo sguardo tutta l’espressività che non riuscivo a mettere nelle parole. Crescendo sono migliorata, ma non ho mai smesso di utilizzare ben due linguaggi non verbali, la gestualità (come tutti gli italiani) e lo sguardo (oltre, ovviamente, alla micromimica facciale, la postura e tutti quegli elementi inconsapevoli che contraddistinguono noi esseri umani). Utilizzando molto lo sguardo nella vita, inevitabilmente è diventato un elemento fondamentale nel mio modo di recitare, e probabilmente anche nelle foto.

Il corpo femminile caratterizza quasi tutte le vostre fotografie, come vi siete avvicinate al nudo artistico e a questo tipo di fotografia?

Annalisa: Per quanto riguarda il nudo in particolare devo ringraziare una modella, Laura Santucci, che anni fa decise di posare per me nonostante io non avessi nessuna esperienza col nudo (e pochissima esperienza in generale). Credo sia stata una grandissima fortuna iniziare con una bellissima donna molto più esperta di me. Come dico sempre non ho una fonte d’ispirazione. Amo guardare tutto, quindi quando qualcosa mi piace tanto devo assolutamente fotografarlo.

Avete scelto di scattare sia in bianco e nero che a colori, e con diverse macchine fotografiche. Quale strumentazione avete usato e quand’è che preferite scattare in b&w?

Abbiamo usato davvero tantissime macchine fotografiche e rullini. Spesso vado in un negozio che vende prodotti Lomography qui a Roma, Elvis Lives, e credo davvero di aver provato almeno per una volta ogni tipo di pellicola in vendita. Anche per le macchine fotografiche ho provato un po’ di tutto…Holga, Lomo’Instant Automat versione South Beach (che è bellissima esteticamente e la trovo davvero una macchina fantastica, non lo dico per fare una sviolinata ma sul serio è una delle mie macchine fotografiche preferite). Ho una canon AT-1, una Cosina CT-1, varie Polaroid…insomma ho due scatoloni pieni di macchine fotografiche e cerco di usarle tutte, anche quelle usa e getta. Per quanto riguarda la scelta del b&w dipende ovviamente dall’idea, ma in generale, da amante del nero, adoro scattare in b&w.

Vedere quel nero fortissimo, quel buio che circonda i corpi, che li cattura e accentua le forme con le ombre mi fa impazzire.

C’è una foto che ci ha colpito particolarmente e volevamo sapere dove e come l’avete scattata.

©Annalisa Gaeta

La foto è stata scattata con una Cosina CT-1, e una pellicola 35mm Ilford iso 400 ma scattata a iso 1600. E’ stata scattata a casa di Annalisa, lo sfondo nero è un semplice lenzuolo, e la luce è di un faretto messo lateralmente e regolato quasi al minimo. Come ho detto prima, adoro il nero e il gioco tra buio e luce sul corpo, quindi più buio c’è, più mi diverto. Elisa si muoveva davanti alla luce e appena vedevo qualche forma più intrigante scattavo.

Di tutte le fotocamere analogiche e foto fatte con esse, avete una vostra preferita? Ci piacerebbe sapere con quale camera preferite scattare e una foto a cui siete particolarmente affezionate.

Annalisa: Scatto tantissimo con una Cosina CT-1, ma non so dirvi se è la mia preferita. L’adoro in alcune situazioni ma in altre non mi fa impazzire. Quindi ancora sono in cerca della mia preferita in assoluto. Ma per le instax mini l’Automat South Beach è una bomba! Quella di seguito è una foto a cui sono molto affezionata. Era la prima volta che provavo ad usare l’automat per degli autoscatti. E mi piaceva tantissimo il risultato, ero finalmente riuscita a giocare con il buio su me stessa come faccio con le modelle che fotografo.

©Annalisa Gaeta

Elisa: Io sono molto affezionata a un set patreon, che per me rimane il nostro migliore di sempre. Avevo un look ispirato a Brigitte Bardot, parrucca bionda e fascia nera, maglietta a righe.

Mi sentivo bene, iconica e sensuale. Essendo originaria della Valle D’aosta e bilingue italo-francese, mi piace quando riesco a mettere in gioco entrambe queste parti.

Il look, come dicevo, era ispirato alla diva francese, ma metteva anche in risalto la mia fisicità decisamente italiana, e in particolare il seno. E sì, abbiamo giocato molto anche sullo sguardo, con delle foto piuttosto intriganti. Fanno parte del set anche delle foto in cui Annalisa mi tocca le labbra con le dita. Lei ha delle mani super curate, le unghie sono sempre perfette e le ha decorate con tantissimi tatuaggi. Insomma, il set è elegante ma anche molto erotico, evocativo, e ci valorizza entrambe.

©Annalisa Gaeta

Ringraziamo Annalisa ed Elisa per averci concesso questa intervista e vi auguriamo un grande in bocca al lupo per il progetto Shoot Sisters e i vostri progetti futuri, per vedere altri lavori visitate i profili Instagram di Annalisa ed Elisa.
Fonte: https://www.lomography.it/magazine/341810-femminilita-e-provocazione-la-lomografia-delle-shoot-sisters

Le Pose Boudoir (nuovo libro)

Raccontare il soggetto, comunicare l’emozione che prova in quel momento e al contempo saperlo valorizzare è l’ambizioso compito del fotografo ritrattista.
Il fotografo Boudoir non solo crea un ritratto, ma durante il servizio fotografico deve curare ogni dettaglio, dal set al guardaroba cercando di creare quell’armonia e quell’eleganza che differenziano questo genere fotografico dalla fotografia erotica più audace. Ecco che avere in mente delle pose suggerite a seconda della corporatura, può essere utile per potersi concentrare maggiormente sul soggetto, soprattutto all’inizio quando non si ha acquisito ancora quella dimestichezza nel nascondere eventuali inestetismi.

Un libro illustrato dedicato alle pose nella fotografia Boudoir, con un’ampia galleria di immagini (ben 350) che spiegano al meglio come valorizzare ogni tipologia di donna, facendola apparire naturale, sexy e sicura di sé, anche tenendo conto delle differenti corporature.

Micaela Zuliani, fotografa eclettica e anticonvenzionale, specializzata nei ritratti, dal 2010 è la prima fotografa a diffondere in Italia il Boudoir, promuovendo una fotografia di Donna libera, autentica, reale, senza discriminazioni e senza ritocchi estetici con photoshop, al fine di sdoganare e legittimare ogni tipologia di donna.
Autrice del libro Fotografia Boudoir: il primo libro del settore scritto da un fotografo italiano e il secondo a livello internazionale e di altri cinque libri di fotografia, dalla manualistica per ragazzi al ritratto professionale.

Ha realizzato importanti campagne sociali che hanno riscosso un notevole interesse con recensioni ed articoli sui più famosi media nazionali ed emittenti tv. Conosciuta a livello nazionale ed internazionale per i progetti Boudoir DisabilityPortrait de Femme Therapy (rivolto alle donne malate di cancro) e per il suo stile anticonvenzionale e sempre controcorrente nel rappresentare la donna.
Membro dell’AIBP Association of International Boudoir Photographers.
Dal 2019 tiene sessioni di Ritratto Terapia presso il suo studio.

Per richiedere una copia in pdf scrivere una mail a info.micaelazuliani@gmail.com
La copia cartacea sarà negli store a fine marzo. 

LEZIONI DI PIANO …e non solo

Ci sono film che ci coinvolgono più di altri , non solo per la storia che raccontano ma per le immagini in essi contenute , scatti in grado di descrivere emozioni e che hanno un forte potere comunicativo perché evocano sensazioni di intimità, seduzione e tanto altro.

Ad allertare i miei sensi spesso sono i contrasti che in questo film sono decisamente protagonisti delle immagini e ci preparano a godere dei particolari; immagini che dipingono una realtà dove la sensualità non è manifesta come da cliché attraverso bellissimi corpi nudi ma che arriva a noi sotto forma di un minuscolo buco nelle calze , un buchino nascosto sotto strati di stoffa ingombrante e rigida così come rigida e puritana era la società di allora.

Lezioni di piano” è un film di Jane Campion nel quale la sublime colonna sonora di Mycol Nyman e la fotografia di Stuart Dryburgh compongono un’opera che val la pena guardare.
Siamo nell’Australia del 1800 , terra di coloni dove la natura spudoratamente selvaggia dei paesaggi e degli stessi maori si scontra con la cultura dei colonizzatori.

Si contrappongono così immagini di lunghe spiagge bagnate dall’oceano, di foreste lussureggianti ed incontaminate a quelle dei particolari degli abiti scuri e pesanti trascinati a fatica e resi meno austeri solo da bianchi colletti.
È la forza del celato, del vietato ,del desiderato che da’potere alla scena più intima del film: lei è seduta al pianoforte , l’unico strumento in grado di far voce alle sue emozioni; è lì per dargli lezioni di piano; lui alle sue spalle la osserva, le guarda la nuca, la pelle bianchissima , i capelli intrappolati in un raccolto dal quale solo qualche ricciolo riesce a sfuggire…,

Lui ascolta la sua musica ed il suo desiderio cresce ; si intrufola sotto il pianoforte e mentre lei continua a suonare le solleva la crinolina che le ingabbia il corpo e scopre un piccolo buco nelle calze , un buchino sotto il quale si intravede il candore della pelle ,ed è quel centimetro di pelle che smuove, come la tessera iniziale di un domino ,tutto il desiderio, la voglia di scoprirsi, di abbandonarsi dimenticando i propri ruoli, infrangendo le regole per poter respirare la passione … tutta la passione nascosta in quel piccolo foro delle calze…
Lezioni di piano …. lezioni di seduzione.


Scritto da Cristina Bedini

Potete acquistare il film su Amazon qui

workshop Boudoir a Venezia

POSING BOUDOIR
VENERDI 22 FEBBRAIO AL LIDO DI VENEZIA
Il corso offre le basi per fotografare ogni tipologia di donna senza esperienza di posa, stimola a guardare l’unicità di ogni soggetto e a raccontarne la bellezza e il carattere.
Le donne presenti al corso non sono modelle professioniste  e non hanno esperienza di posa, questo per una scelta ben precisa dell’insegnante.

Programma:
corso specifico POSE BOUDOIR presso Lo straordinario  Hotel New Reiter
La stanza scelta è deluxe con ATTICO e vasca idromassaggio Jacuzzi.

Requisiti:
il corso è rivolto a fotografi professionisti e non, con una conoscenza della propria macchina fotografica;
– conoscenza delle nozioni base su: tempi di esposizione, apertura diaframma, ISO, messa a fuoco, saper scattare in modalità MANUALE
Si consiglia l’utilizzo di un obiettivo a focale fissa es. 35mm o 50mm e di uno versatile come lo zoom 24-70mm. Flash speed light facoltativo.

Lo straordinario hotel scelto è Hotel New Reiter, recensito con 9.3, accessibile ♿. La stanza scelta è deluxe con ATTICO e vasca idromassaggio Jacuzzi ! !
Prenotazioni e prezzi: https://www.micaelazuliani.com/corsi

Insegnante
Micaela Zuliani, titolare del marchio Portrait de Femme, riconosciuto a livello internazionale e membro dell’AIBP Associazione Internazionale Boudoir Photographer, è la prima fotografa a diffondere in Italia il Boudoir dal 2010. 
Autrice del libro Fotografia Boudoir : il primo libro del settore scritto da un fotografo italiano e il secondo a livello internazionale. 
Nel 2016 conosciuta in TV e sui più importanti giornali nazionali per il progetto Boudoir Disability, con più articoli pubblicati sul Corriere della Sera, ottenendo anche il Premio sul palco del Web Marketing Festival. Relatrice in convegni di settore e dibattiti a livello nazionale.

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