L’amante

Eccomi qui anche se in ritardo a proporvi un film che vale la pena guardare e che ha guadagnato un Oscar per la fotografia, premio decisamente meritato.
Quando mi è stato chiesto di scrivere su questo blog di fotografia boudoir il primo film al quale ho pensato è proprio “ l’amante “ di Jean Jaques Annaud; la prima volta che ho visto questo film ho sentito esplodere i miei sensi percependo non solo il forte contenuto erotico ( … giuro di non essere una maniaca sessuale!) ma riuscendo addirittura a cogliere la sensazione di afa e caldo che caratterizza i luoghi dove la storia è ambientata, quel caldo che annienta le  difese e che lascia cedere il tuo corpo ad un mondo rallentato fatto di movimenti lenti e sensazioni amplificate. Siamo negli anni 30, Indocina francese, lei è una giovane quindicenne francese provenienti da una famiglia poverissima e sta attraversando il fiume Mekong … lui è un ricco ed  aristocratico trentenne cinese destinato a convolare a nozze tramite un matrimonio combinato. 

THE LOVER, (aka L’AMANT), Jane March, Tony Leung, 1992, (c) MGM

Non vi parlerò della storia forte e coinvolgente che è  racchiusa in questa pellicola ma piuttosto  di alcuni particolari che la rendono speciale ….come il cappello da uomo , quel cappello che lei indossa quel giorno sul battello e che contrasta con i tratti delicati del suo viso e con l’aspetto ancora acerbo del suo corpo. La pelle umida per il sudore, un vestito bianco di cotone leggero e quel cappello che la fa sentire sicura, bella. 

Ogni donna nel momento in cui si fa fotografare vorrebbe avere con se un  cappello da uomo oppure un velo di rossetto, delle scarpe con il tacco o uno scialle di pizzo… qualsiasi oggetto che sia in grado di farla sentire sicura , in collegamento con se stessa , qualsiasi accessorio in grado di aiutarla a liberare la propria  sensualità , di comunicare la sua parte più mostrandosi agli altri. 

Non importa quale sia l’oggetto che ha questo potere, per ognuna è diverso ma certo è che ogni donna con il suo “ cappello da uomo” può conquistare il mondo o semplicemente acquisire la sicurezza necessaria per lasciare su uno scatto l’impronta di tutta la sua femminilità.

Cristina Bedini 

LEZIONI DI PIANO …e non solo

Ci sono film che ci coinvolgono più di altri , non solo per la storia che raccontano ma per le immagini in essi contenute , scatti in grado di descrivere emozioni e che hanno un forte potere comunicativo perché evocano sensazioni di intimità, seduzione e tanto altro.

Ad allertare i miei sensi spesso sono i contrasti che in questo film sono decisamente protagonisti delle immagini e ci preparano a godere dei particolari; immagini che dipingono una realtà dove la sensualità non è manifesta come da cliché attraverso bellissimi corpi nudi ma che arriva a noi sotto forma di un minuscolo buco nelle calze , un buchino nascosto sotto strati di stoffa ingombrante e rigida così come rigida e puritana era la società di allora.

Lezioni di piano” è un film di Jane Campion nel quale la sublime colonna sonora di Mycol Nyman e la fotografia di Stuart Dryburgh compongono un’opera che val la pena guardare.
Siamo nell’Australia del 1800 , terra di coloni dove la natura spudoratamente selvaggia dei paesaggi e degli stessi maori si scontra con la cultura dei colonizzatori.

Si contrappongono così immagini di lunghe spiagge bagnate dall’oceano, di foreste lussureggianti ed incontaminate a quelle dei particolari degli abiti scuri e pesanti trascinati a fatica e resi meno austeri solo da bianchi colletti.
È la forza del celato, del vietato ,del desiderato che da’potere alla scena più intima del film: lei è seduta al pianoforte , l’unico strumento in grado di far voce alle sue emozioni; è lì per dargli lezioni di piano; lui alle sue spalle la osserva, le guarda la nuca, la pelle bianchissima , i capelli intrappolati in un raccolto dal quale solo qualche ricciolo riesce a sfuggire…,

Lui ascolta la sua musica ed il suo desiderio cresce ; si intrufola sotto il pianoforte e mentre lei continua a suonare le solleva la crinolina che le ingabbia il corpo e scopre un piccolo buco nelle calze , un buchino sotto il quale si intravede il candore della pelle ,ed è quel centimetro di pelle che smuove, come la tessera iniziale di un domino ,tutto il desiderio, la voglia di scoprirsi, di abbandonarsi dimenticando i propri ruoli, infrangendo le regole per poter respirare la passione … tutta la passione nascosta in quel piccolo foro delle calze…
Lezioni di piano …. lezioni di seduzione.


Scritto da Cristina Bedini

Potete acquistare il film su Amazon qui

Hollywood Boudoir : shooting copertina

La copertina del mese di Gennaio si ispira alle dive di Hollywood, vediamo qui di seguito quali consigli seguire per realizzare scatti patinati ed estremamente femminili. 

Indispensabile in questo caso affidarsi ad una truccatrice esperta, il make-up e l’acconciatura anni 50 non possono mancare e devo essere realizzati in una maniera impeccabile.
Per questo servizio fotografico mi sono affidata al trucco e parrucco di Morena, titolare del Salone Damasco a Milano: eyeliner nero, ciglia lunghe piene, rossetto rosso acceso e pelle perfetta.

Scegliere se far indossare un abito o la lingerie è solo una vostra decisione e dipende da ciò che avete in mente.
Per la rivista Fotografia Boudoir Italia ho optato per un intimo elegante e di classe: body in pizzo nero e lingerie bianca offerta da Gaya Boutique a Milano.

Lingerie Gaya Boutique Milano

L’arredamento dello studio Portrait de Femme con divano e poltrona in pelle sono stati perfetti, ma se non avete a disposizione una location arredata vanno bene anche una sedia, uno sgabello o un materasso gonfiabile ricoperto ad esempio con un tessuto damasco, acquistabile in internet o nei negozi di tessuti.

L’illuminazione consigliata è quella continua, possibilmente un faretto con alette direzionali cosi da indirizzare la luce come fosse un fascio che illumina il soggetto. Vi consiglio di posizionarla a 45°  (sinistra o destra) e il più in alto possibile.
Un punto luce può andar bene, ma se volete illuminare anche i capelli dandogli una certa tridimensionalità potete usare un secondo faretto posto dietro alla donna e a 45°.
Facendo una ricerca in internet ho notato che spesso vengono usati gli illuminatori a led con lente di Fresnel della Lupolux.

( immagine da Creativelive)

Per questo servizio fotografico ho voluto provare a illuminare il mio soggetto con un flash monotorcia e un beauty Dish : ho scelto il beauty Dish e non il softbox perché il primo crea una luce più dura con ombre nette sicuramente maggiori del softbox, questo ha reso il viso ben illuminato con un deciso gioco di contrasto, tuttavia la resa sul resto del corpo non è stata a mio avviso ottimale.
Nei prossimi mesi proverò i led della Lupolex cosi da poter fare un confronto.

Per quanto riguarda la post produzione vedo che spesso altri fotografi ritoccano la pelle in maniera molto decisa dandogli quell’aspetto livellato, patinato molto glamour, questo è a vostra discrezione, io preferisco mantenere l’autenticità del soggetto.

Partiamo dal colore
per continuare col bianco e nero
il cerchietto all’interno dell’occhio è il beauty dish

Si ringrazia Luciana Morotti  per aver posato per Fotografia Boudoir Italia

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