Visioni sul concetto di Bellezza – Justin Dingwall

Il fotografo e artista visivo sudafricano Justin Dingwall costruisce immagini di forte impatto visivo, capaci di catturare immediatamente l’attenzione di chi le guarda. Attraverso forma e composizione ben studiate, tutte le immagini esplorano un’ampia gamma di temi importanti, dalla xenofobia in Sudafrica agli stereotipi obsoleti dell’albinismo.

Justin Dingwall si è sempre occupato delle minoranze e dei “diversi”, come nella sua serie Albus del 2016, nella quale mette in discussione la nostra comprensione della bellezza albina.

A Seat at the Table è il nome di un’altra sequenza di immagini che sfrutta oggetti di uso quotidiano in maniera creativa. Il modello della serie, Moostapha, è affetto da vitiligine, condizione che non viene nascosta, ma esaltata.

In Fly by Night l’artista si serve della favola del Brutto Anatroccolo per commentare la questione della xenofobia in Sud Africa. Dingwall traspone questa metafora nella sua serie fotografica, usando un vero e proprio cigno nero. Il suo immaginario diventa parte attiva nella trasposizione di tematiche complesse e vogliono indirizzare il pubblico nella giusta direzione, quale?

Quella che vede la diversità come un valore.

Non è un caso che l’artista abbia affermato più volte che il suo lavoro non riguarda la razza, la politica o la moda, ma la percezione e “ciò che soggettivamente percepiamo come bello”.

Fonte: Collater.al


ZouZou boutique dedicata all’erotismo femminile

Parlando di erotismo non possiamo non citare ZouZou, la prima boutique dedicata all’erotismo femminile in Italia, aperta dal 2007 a Roma. Gestita da due donne intraprendenti – Alessandra Pucci e Tiziana Russo – che hanno voluto creare nel centro di Roma un tempio della sensualità femminile, Zou Zou non è solo shopping di sex toys, cosmetica e lingerie, ma anche sensual entertainment. Nella boutique si organizzano infatti anche presentazioni di libri erotici, serate cui parlare di sesso tra donne (risponde all’appello anche la sessuologa Barbara Florenzano) tra champagne e tartine, workshop di sensualità e corsi di burlesque. Tra i servizi speciali lo shopping privato e le serate per le future spose (i nuovissimi Bachelorette party) e le loro amiche.

ZouZou è la prima boutique in Italia ad aprire le porte in pieno centro a Roma all’erotismo femminile.

Un luogo sofisticato e accogliente, dove gli odori esaltano i sensi e la fantasia è stimolata dalla bellezza e dal design degli oggetti esposti.

ZouZou ha fatto da apripista nel campo del sensual entertainment e vanta le collaborazioni più esclusive tra i designers e i creativi nel panorama della lingerie e dei luxury sex toys. Tra questi Shiri Zinn la cui collezione di Crystal Dildo è stata esposta al Museum of Sex sulla 5th Avenue di New York. Jimmyjane il lifestyle brand di San Francisco i cui sex toys placcati in oro e platino, sono divenuti oggetti da esibire in pubblico per moltissime celebrities tra cui P. Diddy, Kate Moss, Eva Longoria e altri. Chloe Hambel la giovane designer dietro l’etichetta Lascivious, la lingerie più apprezzata dalle clienti di ZouZou

Una nota a sé va a Betony Vernon, straordinaria e bellissima creatrice di gioielli erotici. Corteggiata dai più importanti fotografi e magazine di moda, Betony ha scelto ZouZou come sua vetrina privilegiata in Italia. La sua collezione Paradise Found si compone di oggetti preziosi per il miglioramento delle prestazioni sessuali. Realizzati in materiali nobili che spesso nascondo la loro vera funzione nella forma ornamentale. Gran parte della collezione può essere indossata apparentemente come un “semplice” gioiello. 

Fiore all’occhiello della Boutique è il piccolo camerino decorato da Rafael Vanegas, cultore dell’icona femminile dal Rinascimento alla Pop Art, le sue opere raffigurano desiderio ed erotismo.

ZouZou con le sue iniziative contribuisce a superare i tabù sulla sessualità, soprattutto quella femminile ancora oggi negata da fattori culturali e sociali. Tra gli eventi da non mancare le famose serate al femminile Les Zouzettes.

Dove
Vicolo della Cancelleria 9a – Roma
tel. 06 6892176 
www.zouzou.it

Hollywood spinge la crociata contro l’ageismo

Lady Ciccone ha denunciato pubblicamente sui social di essere discriminata per l’età. Kristin Scott Thomas ha detto di sentirsi ormai trasparente sul red carpet. Sharon Stone si è vista offrire ultimamente solo ruoli di “madre”. Eppure il fenomeno colpisce tutte le donne. Che ora iniziano a difendersi.

A turno ne hanno parlato tutte le star di Hollywood. Da Nicole Kidman, durante il suo discorso ai Sag Awards per Big Little Lies, a Julia Roberts, a Kristin Scott Thomas, che ha dichiarato di sentirsi ormai trasparente sul tappeto rosso. L’ultima a denunciare pubblicamente l’“ageismo” è stata Madonna in occasione dell’uscita del suo ultimo album, Madame X. «Le persone hanno sempre cercato di zittirmi per una ragione o per l’altra. Non sono abbastanza carina, non canto abbastanza bene, non ho abbastanza talento. Ora non sono abbastanza giovane. Mi sto scontrando con l’ageismo, mi puniscono per aver compiuto sessant’anni» ha scritto sui social.

Di ageismo, in Italia, si parla ancora poco

Il termine stesso è un neologismo. Lo ha coniato un gerontologo e psichiatra americano, Robert Neil Butler, per indicare l’atteggiamento di discriminazione e pregiudizio nei confronti di un individuo o di un gruppo sulla base dell’età. Colpisce soprattutto le donne che hanno superato i cinquant’anni.

Julia Roberts (Photo by Frederick M. Brown/Getty Images)

  Sotto accusa c’è l’aspetto fisico, ma non solo

Il rischio è di essere messe in panchina anche professionalmente. Game over,insomma. Chi lo subisce non ne parla. È un tabù, qualcosa di insidioso che si vive in silenzio e che non prevede appello. Se non per mobbing, in tribunale. Lo sa bene la coach Paola De Vescovi, romana, 50 anni, che rimette in piedi donne costrette a reinventarsi. «Le persone con incarichi manageriali o impiegate in ambienti accademici che si rivolgono a me sono sempre di più. Profili alti che vengono messi in competizione con colleghi più giovani pronti a dire “sì” a ogni condizione. Il fatto è che queste donne non possono neppure ambire alla pensione perché sono lontanissime dal traguardo. L’unica strada è allora l’allontanamento volontario, lasciano l’impiego».

Nicole Kidman (Getty)

Gli stereotipi sull’età matura

Un video realizzato di recente da un portale italiano dedicato alle cinquantenni, victoria50.it, inquadra con ironia gli stereotipi sull’età. A un gruppo di venti e trentenni viene chiesto chi sono, per loro, le persone anziane (con cui poi, a sorpresa, verranno messi a confronto). Ne esce un quadro deprimente: gli anziani avrebbero un’età compresa tra i 55 e i 70 anni, non sarebbero più interessati all’aspetto fisico, amerebbero spendere il tempo al circolo delle bocce, in crociera o facendo gli “umarell” nei cantieri. Sarà che di ageismo, da noi, si parla solo per provocazione. Come quando lo scrittore francese Yann Moix, in un’intervista, si è detto “incapace di amare le cinquantenni. Troppo vecchie”. «C’è un percorso di consapevolezza da affrontare, per me è l’ultima frontiera del femminismo» sottolinea Stefania Medetti, sociologa, giornalista e studiosa del fenomeno. Con il blog The Age Buster sta mettendo insieme idee ed esperte del campo. «Colpisce che non esista un coordinamento a livello internazionale. Negli Stati Uniti c’è più consapevolezza, ma le ricerche e gli studi sono ancora scollegati tra loro. Oggi, però, iniziano almeno a esserci campagne anti-ageismo lanciate dall’Onu e dall’Organizzazione mondiale della Sanità».

Ashton Applewhite. Photo credit: Adrian Buckmaster

Tempo di “age-pride”

«L’ageismo è uno stereotipo che fa rima con “rottamazione”», spiega la scrittrice e attivista americana Ashton Applewhite nel saggio Il bello dell’età (tradotto in Italia da Corbaccio). «Tutto inizia anche da una semplice frase, “Come porti bene i tuoi anni”. Fa piacere sentirselo dire, ma è davvero un complimento oppure è una frase “ageista”? In fondo, significa che appari in forma solo se dimostri un’età inferiore alla tua. Ma che male c’è a dimostrare la propria età? Anzi, che male c’è ad avere la propria età, qualunque essa sia?». Ashton Applewhite ha avuto, allora, un’idea: rivendicare l’“age-pride”. «Quando qualcuno mi dice: “Porti benissimo i tuoi anni” non borbotto più un ringraziamento imbarazzato. Rispondo con un allegro: “Anche tu porti bene i tuoi anni!”».

La première dame Brigitte Macron (Photo by Chesnot/Getty Images)

Colpita anche Brigitte Macron

La discriminazione anagrafica non risparmia il potere. Ne ha fatto le spese anche la première dame Brigitte Macron: stando al gossip della stampa, Donald Trump le avrebbe fatto i complimenti per quanto fosse in forma “nonostante l’età”. Come difendersi? A Manchester, la giornalista Michela Di Carlo, con l’hashtag #mymidlife, ha lanciato – oltre a un giornale on line, CrunchyTales.com – i CrunchyTalks, una serie di incontri che promuovono il women-empowerment. «In Gran Bretagna l’ageismo è un tema sensibile, ci sono politiche inclusive molto importanti. C’è una differenza enorme rispetto all’Italia». La sfida è portare questa formula da noi. Saremo pronte?

Fonte IODONNA

Boudoir con luce artificiale

Se volete ricreare l’effetto della luce naturale potete posizionare il softbox a 45° dal soggetto, a destra o a sinistra. Se l’altra parte illumina poco il soggetto e non avete a disposizione una seconda luce, potete dare un tocco di schiaritura con un pannello riflettente argentato o un pannello di polistirolo bianco.

Stirarsi i capelli negli anni 60

La moda di piastrarsi i capelli, rendendoli completamente lisci, divenne popolare attorno agli anni ’60 circa, grazie a film e alle dive di Hollywood. Le piastre per capelli vennero commercializzate attorno a quel periodo, ma la loro diffusione fu lenta e difficoltosa, principalmente a causa dei prezzi, inizialmente destinati a un’utenza professionale.

Per ovviare alla mancanza di una piastra si ricorreva a uno stratagemma semplicissimo, usare il ferro da stiro.

Il principio del ferro è infatti uguale a quello della piastra (il lisciamento mediante calore) e l’economicità del mezzo garantiva disponibilità a chiunque. I capelli venivano quindi stirati, come si fa con i vestiti, sull’asse da stiro, e si organizzavano delle sessioni di “stiraggio” di gruppo, dove un’amica prima stirava i capelli a un’altra e poi le posizioni si invertivano.

I rischi della pratica non erano indifferenti, principalmente a causa della semplicità dei ferri di allora, che non avevano le gradazioni di temperatura, e per i quali qualche secondo in più sullo stesso punto avrebbe rischiato di rovinare irrimediabilmente la chioma della cliente.

Fortunatamente per le ragazze dell’epoca, le piastre per capelli diventarono accessibili nel giro di pochi anni, e già negli anni ’70 i ferri da stiro venivano usati solo per i vestiti. Il ricordo di quei pochi anni, di moda “fai da te”, rimane indelebile nelle fotografie dell’epoca.
Difficilmente oggi i ferri da stiro vengono usati per lisciare i capelli, ma in diverse zone rurali spesso non c’è altro metodo…

Fonte Vanillamagazine

Eco-Boudoir quando la sostenibilità diventa sexy

Negli ultimi anni brand importanti si sono preoccupati di unire bellezza, eleganza, femminilità avendo tuttavia cura di rispettare l’ambiente, utilizzando materie prime raccolte e non alterate da prodotti chimici e tossici durante tutto il ciclo produttivo per limitare al minimo l’impatto ambientale.
I tessuti utilizzati come il cotone organico, il bambù, la lana, la seta organica, i tessuti riciclati, sono certificati a livello internazionale.
E così mentre Fast Fashion cavalca un’onda di sfruttamento dei lavoratori e indumenti usa e getta, nasce e si diffonde il movimento Slow Lingerie contro gli sprechi e la pratica dello sfruttamento.

Elizabeth Joy blogger di Conscious Life & Style, sempre attenta al mondo della sostenibilità ha stilato una lista di 16 marchi migliori in fatto di lingerie etica, che noi di Fotografia Boudoir Italia siamo andate a curiosare per un acquisto eco-sostenibile e accessibile anche online.

1. AmaElla
AmaElla utilizza solo cotone biologico e stampe certificate GOTS nelle loro collezioni, offrendo capi intimi privi di sostanze chimiche nocive e sostanze irritanti.

2. Anekdot
Anekdot utilizza materiali riciclati per i loro splendidi pezzi. Si riforniscono di tessuti di lusso in eccedenza, da avanzi di produzione, scorte, scarti e materiali vintage.

3. Aikyou
Aikyou si concentra sulla realizzazione di reggiseni femminili per piccoli busti.

4. Naja
Naja propone un’ampia varietà di prodotti, dalle stampe audaci alla campagna Nude For All, con reggiseni e biancheria intima in sette diverse tonalità di nudo.
Naja utilizza la stampa digitale per ridurre drasticamente l’utilizzo di acqua e utilizza materiali da bottiglie di acqua riciclata, ove possibile.

5. Chakra Intimates
Il marchio di lingerie Chakra Intimates cuce a mano cristalli reiki in ogni capo. Le pietre preziose di origine etnica aiutano ad equilibrare, potenziare ed energizzare le donne che indossano questi pezzi.
Chakra Intimates è anche consapevole della terra e della sua comunità, usando tinture a base vegetale, tessuto biodegradabile al 100% e creando i propri indumenti localmente.

6. Underprotection
Il marchio all-vegan utilizza tessuti ecologici nelle loro collezioni, tra cui poliestere riciclato, lyocell, cotone certificato GOTS e lana riciclata. Per garantire una produzione trasparente, salari equi e un buon ambiente di lavoro, Underprotection lavora a stretto contatto con una piccola fabbrica di New Delhi .

7. Brook There
Brook There si concentra sul comfort e un’estetica semplice, minimalista. I loro reggiseni non imbottiti, mutandine, magliette e altri articoli di base sono realizzati negli Stati Uniti.Il marchio sceglie una produzione a basso impatto riducendo al minimo il trasporto e spedisce i prodotti finali ai clienti in poli sacchetti riciclati e carta riciclata.

8. Between The Sheets
Between The Sheets ha una lingerie ultra-femminile realizzati con materiali ecocompatibili. Questo marchio di New York ha assunto un chiaro impegno nei confronti della produzione locale, mantenendo la produzione all’interno del Garment Centre di New York.

9. Clare Bare
Questo designer con sede a Los Angeles utilizza materiali ecologici, tra cui tessuti vintage e jersey di bambù, per creare splendide lingerie. Le collezioni di ispirazione vintage del marchio includono flirty bralettes, body audaci e stili strappy.
Clare Bare utilizza coloranti organici e opere d’arte serigrafate per minimizzare il loro impatto ambientale.

10. Faelyn
Faelyn è un marchio di abbigliamento eco-consapevole dall’estetica sognante e stravagante. L’etichetta è prodotta consapevolmente a Brooklyn con tessuti organici provenienti dagli Stati Uniti ogni volta che è possibile.
Il marchio femminile flirty incorpora volant, graziosi pastelli e cotone super morbido (biologico) nei loro disegni.

11. Eco Intimates
L’intera collezione di Eco Intimates è accuratamente realizzata a mano in un piccolo studio a Bali per garantire la produzione etica e i più alti standard di qualità. Questa attenzione ai dettagli è evidente nei loro intricati disegni e graziose rifiniture in pizzo.

12. Lé Buns
Questo marchio australiano è consapevole di ogni fase del processo di produzione, procurandosi cotone biologico Fair Trade cresciuto in India e producendo eticamente in piccole strutture a conduzione familiare. Queste strutture utilizzano pratiche di produzione ecologiche: conservano energia e acqua, ove possibile, e lavorano per ridurre al minimo gli sprechi.

13. Lara Intimates
Lara Intimates è un marchio eco-consapevole con sede a Londra che utilizza tessuti di lingerie di lusso recuperati che altrimenti sarebbero finiti nelle discariche. Questo marchio ecologico presenta un design grazioso e femminile e pone anche l’accento sul comfort, incorporando l’elastico al posto del filo e delle reti morbide in molti dei loro disegni.

14. Uye Surana
Uye Surana è un marchio di lingerie consapevole realizzato a mano a New York City; fornisce i propri materiali da fornitori locali e fornitori fidati oltreoceano, oltre che da materie prime recuperate. Questo marchio ecologico si concentra tanto sul comfort quanto sull’estetica, creando una bellissima lingerie da indossare

15. Do You Green
Do You Green è un marchio di lingerie eco-chic con sede a Parigi. Il materiale principale nelle loro collezioni è un tessuto super morbido, anallergico, realizzato con fibre di legno di pino provenienti da foreste di pini marittimi sostenibili in Francia.
L’etichetta ecologica ha un’estetica femminile con un tocco decisamente parigino, che incorpora pizzi francesi e tagli unici ed eleganti.

16. Only Hearts
Only Hearts è un marchio di lingerie prodotto a New York. ll marchio è stato indossato da artisti del calibro di Kate Moss e Scarlett Johansson, ma si concentra soprattutto sulla donna di tutti i giorni con i suoi splendidi capi disegnati in morbidi tessuti.

17. Oysho
Oltre a questi marchi, non possiamo non citare anche OYSHO brand spagnolo con negozi diffusi in Europa e in tutta Italia che pone l’attenzione sulla sostenibilità a 360° : non solo sui capi quindi ma anche sull’imballaggio, sull’energia, sull’acqua utilizzata durante tutte le fasi produttive.

Boudoir “over”

Boudoir – sensualità: l’associazione di pensiero è presto fatta e mi offre uno spunto di riflessione per capire dove vogliamo andare nel nostro modo di intendere la fotografia boudoir e chi vogliamo rappresentare.
Sensualità e sessualità sono due termini che la nostra società attribuisce a determinate categorie di persone, come fossero abiti immaginari che solo alcuni sono “autorizzati” ad indossare metaforicamente, ed ecco ad esempio che le persone con disabilità non vengano considerate sexy o con una sana e attiva attività sessuale. 
Come se per essere sensuali o sessualmente interessanti si debba passare un test matematico dettato da criteri di perfezione stabiliti dalla società.
Abbiamo visto qualche anno fa col progetto Boudoir Disability quante persone si siano stupite nel poter anche solo considerare sexy donne con qualche forma di disabilità o pensare, direi scoprire, che anche loro fanno sesso e creano nell’altro/a desideri erotici, come se avere un qualche difetto rendesse le persone asessuate. 
La stessa cosa accade a mio avviso alle persone oltre i 60 anni, soggetti considerati dalla società come persone sul “viale del tramonto” della sessualità che hanno emozioni e pulsioni ormai spente, cosa del tutto inesatta e non aggiornata ai tempi odierni. 
Dopo un’attenta analisi fatta sugli over 60 viene fuori che oggi le persone definite tali hanno ancora una fertile e attiva vita sessuale, con pulsioni, desideri, bisogni, con una fantasia ancora viva e una voglia di giocare con il/la proprio/a partner invidiabile da molti giovani, con frequentazione nei sexyshop o con prestazioni richieste a pagamento in caso in cui manchi una compagna. 
“Nell’annuale riflessione che il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) elabora sulla Terza Età con Salute-Repubblica,  emergono dati che confermano come nel periodo d’invecchiamento non venga meno la vitalità dell’anima, anche se il corpo necessita di maggiori attenzioni e cure.
Ben il 54,2% degli anziani intervistati dichiara di essere innamorato, con un valore che sale al 65,4% per gli uomini e scende al 45,2% per le donne.
La sfera sessuale continua rappresentare, e a lungo – almeno fino agli 80 anni – un elemento importante della vita. L’uso di farmaci per migliorare le prestazioni sessuali incontra un riscontro positivo nel 23% dei casi, con consenso più intenso fra i sessantenni e i settantenni.
Il 46,8% del totale sembra dare meno importanza al sesso e ciò non a causa di cambiamenti biologici ma per motivazioni valoriali o di opportunità.
Ancora oggi, infatti, forti pregiudizi “incombono” sulla sessualità dell’anziano, sessualità che viene guardata con stupore, meraviglia e talvolta fastidio e senso di repulsione.” [dati del 2010!]
Delle persone over60 ne parla approfonditamente Minnie Luongo, giornalista medico-scientifica, collaboratrice del Corriere della Sera, testimonial del progetto “Portrait de Femme over”   e ora direttore della nuova rivista “Generazione over60” .

Minnie Luongo per Portrait de Femme

La prima cosa che un fotografo deve fare, indipendentemente dal genere che tratta, è scegliere di prendere una posizione nella realtà che lo circonda, con Portrait de Femme ho deciso di rappresentare ogni tipologia di donna, ritrarla in modo autentico, con i suoi pregi e difetti, cercando di andare a valorizzare gli uni e mimetizzare gli altri, scegliendo di non discriminare nessuno.

Ogni età ha una consapevolezza diversa dell’essere donna, nascondere una parte di esse a mio avviso sarebbe non rappresentare la realtà che ci circonda. 
In Italia fotografare una donna di 60/70 anni in pose sexy sembra quasi un’eresia, un qualcosa di non adatto, di fuoriluogo: se pensiamo che già una ragazza con 5 kg in più viene definita curvy o in sovrappeso, capiamo la difficoltà di ampliare le vedute per una donna più matura in pose sensuali.

Francesca per Portrait de Femme
Paola per Portrait de Femme

Com’è la situazione all’estero? 

Attrezzatura per foto Boudoir

Non serve avere l’ultimo modello di fotocamera per realizzare fotografie interessanti, è importante come si scatta una foto, l’emozione che suscita, non il mezzo che si usa. 
Ma se avete dei soldi da spendere per un investimento migliorativo del vostro equipaggiamento, inizialmente più che sulla fotocamera vi consiglio di spendere soldi sulle ottiche fisse con una buona apertura di diaframma. 
Entrare in sintonia col soggetto che abbiamo di fronte, creare quella complicità e fiducia che la faccia sentire a proprio agio, porre l’attenzione a pose valorizzanti e movimenti sensuali, sono tutti fattori che vengono prima della semplice attrezzatura.
Si può avere la fotocamera più costosa, ma se non si sa guardare e cogliere la bellezza e l’unicità del soggetto, non si sarà mai in grado di ritrarlo.
Luce ed attrezzatura vengono scelte in base al proprio stile, alle proprie esigenze. Per quanto mi riguarda dopo aver studiato e provato vari tipi di illuminazione, ho scelto di usare quasi esclusivamente la luce naturale,cambiando di conseguenza le mie ottiche e passando così dagli zoom alle focali fisse.
Personalmente entrare in relazione col soggetto e concentrarmi su di esso,poter cogliere le sfumature dello sguardo, stare attenta alla postura del corpo, all’inquadratura, alle emozioni, rappresenta sicuramente la priorità senza dovermi distrarre dal resto. Spesso poi mi rivolgo a donne non professioniste, senza esperienza di posa e solitamente nervose ed impacciate davanti all’obiettivo.
Il fatto di posare di fronte ad un’apparecchiatura complessa può contribuire ad intimorirle e a non farle sentire a proprio agio; inoltre un equipaggiamento minimalista aiuta negli spostamenti.
Questi motivi mi hanno fatto preferire un corredo semplice e minimalista.
L’attrezzatura non è mai giusta o sbagliata, ma deve essere adatta a voi, alle vostre esigenze, stile, budget, ai vostri soggetti e all’ambiente in cui scattate; per capire quale attrezzatura fa al caso vostro un buon consiglio è quello di noleggiare varie ottiche e provarle prima di decidere di acquistarle.
Iniziate con un corpo macchina alla volta, leggendo bene il manuale di istruzione e provandolo in più situazioni; solo dopo averlo sperimentato a sufficienza potete provarne un altro. La fotografia Boudoir richiede un investimento iniziale perché ci sono diverse spese da sostenere per gli accessori, l’arredamento dello studio, il materiale di scena. Spendere del denaro per un’attrezzatura che poi non usate è una scelta che può risultare azzardata e priva di senso.
leggi l’articolo “quanto costa una fotografia boudoir” 


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La Bellezza inizia con una giusta lingerie

La valorizzazione di noi stesse inizia dalla giusta lingerie.
Una ricerca di mercato evidenzia che in Italia il 90 % delle donne non indossa un giusto reggiseno, questo dato non sorprende, spesso le donne fotografate da Portrait de Femme portano in studio una lingerie di taglia non corretta per il loro fisico o una tipologia di capo non valorizzante.
Si potrebbe pensare che questa tendenza riguardi solo le giovanissime, in realtà è un fatto che riguarda tutte le donne, anche le più mature. 
E una fotografia può essere anche realizzata in modo impeccabile, ma se l’intimo è sbagliato e non valorizza il soggetto, purtroppo non solo si vedrà in foto, ma la stessa sarà da buttare.
Ecco perchè noi di Fotografia Boudoir Italia abbiamo deciso di creare una rubrica specifica di consigli per scegliere e/o consigliare una lingerie giusta per ogni fisicità, utile non solo per tutte quelle donne che leggono la rivista per avere dei consigli mirati ad un acquisto consapevole, ma anche per tutti i fotografi Boudoir che devono in primis loro stessi conoscere ciò che può valorizzare il soggetto da ritrarre. 
Solitamente quando si entra in un negozio di intimo, alla fatidica domanda “che taglia porta?” si entra spesso un po’ in crisi, in quanto oltre la taglia standard che corrisponde alla 3° non sappiamo cosa rispondere e pensiamo che ci siano al massimo 5 taglie che coprono l’esigenza di tutte le donne, quando invece le taglie di reggiseno possono arrivare ad essere oltre le 240, a seconda dei vari parametri di torace e coppa.
Da qualche anno in Italia si è importato dall’America il “Bra Fitting” , ovvero un metodo professionale che consente di trovare il reggiseno perfetto per valorizzare le forme di ogni donna. E per fare questo diversi negozi di intimo puntano oggi ad offrire questa consulenza alle proprie clienti, le quali si affidano a persone esperte che sanno informare e consigliare. 
Dai prossimi numeri sulla rivista Fotografia Boudoir Italia potrete trovare spunti per valorizzare meglio il proprio corpo con una lingerie corretta.
In attesa scopriamo come prendere le misure del torace e della coppa per scoprire la taglia per il proprio fisico. 
 
1) Nude o con indosso un reggiseno, prendiamo un centimetro da sarta e misuriamo la circonferenza del nostro torace



2) Ora misuriamo la circonferenza del seno all’altezza dei capezzoli per capire la taglia della nostra coppa (A,B,C,D che equivale a: 1°, 2°, 3°, 4° ecc) 

Può capitare che case diverse di lingerie abbiano taglie differenti, per questo motivo spesso trovate in negozio o sul sito una tabella di riferimento. 
Sotto un esempio di tabella della casa Lormar .

Questi invece i reggiseni solitamente più usati.

[immagine dal sito Lormar]

Il successo delle French Postcard (1920)

Il decennio degli anni 20-30 è stato un periodo di grande cambiamento, ogni certezza acquisita fino ad allora fu messa in discussione dai molteplici stravolgimenti politici che si susseguirono, compresa la Guerra Mondiale che divenne un’imminente minaccia.
Fu l’inizio del proibizionismo: la produzione,il trasporto, la vendita e l’importazione di alcool fu resa illegale negliStati Uniti. L’idea era quella di ridurre il crimine, abbassare le tasse,ridurre i problemi sociali e migliorare la salute, ma fallì perché la criminalità organizzata raggiunse il suo massimo e la corruzione divenne una norma. 
Per reazione fu proprio in questo periodo che le persone cercarono di distrarsi con la frivolezza, il divertimento notturno sfrenato e il sesso.
Le ragazze, quelle che successivamente sarebbero diventate le dive del cinemamuto o indossatrici di moda, si emanciparono tagliandosi i capelli allamaschietta, indossando capi provocanti e affollando la sera i locali da ballo. Nacqueroi primi night club e il cinema col sonoro.
Le donne scioccarono i loro uomini con gli orli che gradualmente si accorciarono,raggiungendo lo stile da ragazza emancipata della metà degli anni 20’. La famosa flapper girl  èda tutti ricordata, come anche il caschetto elegante, l’abito sopra il ginocchio e la figura mascolina.
Per non pensare alla paura, allo stato di precarietà,d’inquietudine in cui si viveva ci si distraeva con la bellezza, il fascino, la seduzione, l’erotismo: nacquero così le “cartoline francesi”.

La maggior parte di queste cartoline erotiche erano realizzate in Francia, da qui il nome “French postcard”.
Negli Stati Uniti era proibito dalla legge spedirle per posta cosi l’unico modo era acquistarle nei negozi, nelle tabaccherie e dai mercanti francesi.
Le immagini più comunemente scambiate vedevano donne vestite con profonde scollature, gonne corte con visibili giarrettiere, mutandine e collant.
A volte era possibile anche trovare cartoline con il seno scoperto, il fondoschiena esposto e persino un corpo totalmente nudo. Negli anni ’20 molti considerarono queste cartoline pornografiche.
Come per ogni forma di proibizionismo, la decisione di rendere illegali le “French postcard” ebbe l’effetto di trasformare la produzione fotografica in un’attività molto redditizia: la fotocamera era ancora piuttosto nuova al mondo e poche persone ne possedevano una.
Così quando le persone volevano una di queste foto scattate o stampate, dovevano andare da un fotografo erotico e pagare una somma di denaro elevata. Il fotografo per evitare di andare contro la legge utilizzava marchi finti del proprio studio, i modelli soprannomi inventati e per camuffare il proprio aspetto indossavano parrucche o si truccavano in modo da nascondere la propria identità.
Nel 1933 il divieto fu abrogato e la fotografia erotica ottenne enormi guadagni di popolarità e visibilità.

Le vostre domande

Un lettore chiede (fotografo)
“Come si fa a capire se il messaggio che sto diffondendo col mio marchio corrisponde a quanto voglio trasmettere? 
La redazione risponde
Un modo efficace ed immediato per verificare se l’immagine che vuoi trasmettere corrisponde a quello che il tuo pubblico percepisce è quello di chiedere di scrivere in modo spontaneo, libero e d’istinto  3 – 4 aggettivi associati alla tua attività produttiva o al tuo brand. Se gli aggettivi utilizzati si ripetono spesso il messaggio percepito è chiaro e centrato. 
E’ importante anche sapere se stiamo attirando i clienti in linea col nostro target. 

Una lettrice chiede  (fotografa)
” Devo fotografare una donna in casa sua, come posso organizzarmi per non essere impreparata, non avendo mai visto la sua abitazione ?”
La redazione risponde
” Se non ti è possibile fare un sopralluogo, puoi farti mandare qualche fotografia delle stanze che pensavate di utilizzare, chiedere all’ora prevista dello shooting com’è la luce nel caso si voglia fotografare solo con luce naturale. Se ci sono pareti dai colori accesi che potrebbero creare delle dominanti. E portare in ogni caso un porta fondale mobile e due teli di colori diversi (ad esempio uno nero e uno color sabbia di lino) per coprire-nascondere eventuali librerie e disordini nell’abitazione. 

Una lettrice chiede (modella)
“Devo posare per un fotografo che non conosco, ma non vorrei trovarmi in condizioni equivoche o rischiose, come posso tutelarmi?”
La redazione risponde
E’ consigliabile andare ad un servizio fotografico sempre accompagnate da qualcuno, meglio un uomo, o una truccatrice per non essere da sola. 
Un valido e ottimo deterrente è quello di farsi pagare prima e dire che si andrà accompagnate, solitamente già questo agevola una selezione iniziale di chi ha altre intenzioni. 
Fate una ricerca in internet e guardate se ci sono recensioni negative. 
Valutate il portfolio per capire se ha già fatto fotografie equivalenti o se si sta improvvisando.
Lo stesso discorso vale per un uomo che deve fotografare una donna: per evitare fraintendimenti è sempre meglio che ci sia una terza persona cosi da scongiurare problemi dell’ultima ora. 

Se avete delle domande da porre potete scrivere alla redazione :

mail Fotografia Boudoir Italia

 

Hotel Esmeralda – Paris

Se siete a Parigi e cercate una location suggestiva dal sapore retrò non possiamo che suggerirvi l’hotel Esmeralda, albergo storico di Parigi,  all’interno di un edificio che risale al 1640. 
La sua posizione è centrale, quartiere Latino, Saint Michel, strategica per gli spostamenti, di fronte alla Cattedrale di Notre Dame e adiacente trovate la famosa libreria di Shakespeare and Company.
Bellissima è anche la passeggiata di sera lungo la Senna nel quartiere degli artisti. 
Se poi scegliete la stanza 4 , quella utilizzata per il servizio fotografico che vedete qui sotto sappiate che ci hanno dormito o girato personaggi del calibro di Claudia Cardinale, Corto Maltese, Paolo Conte, Hugo Pratt, il coreografo di fama mondiale Maurice Béjart, e tanti altri…
Nel 1968, Jane Birkin stava girando per il film di Pierre Grimblat “Slogan”, il regista aveva prenotato per lei una camera al Esméralda, la n° 4 appunto, il suo partner in questo film fu Serge Gainsbourg. Si dice che i primi incontri tra Jane e Serge fossero caotici, fino al giorno in cui Serge andò a cercare Jane Birkin al Hotel Esmeralda per portarla a cena a Maxim. Serge Gainsbourg si innamorò di Jan dal momento in cui la vide scendere con una minigonna cortissima dalla scalinata del hotel. Serge Gainsbourg e Jane Birkin poi hanno trascorso la loro prima notte insieme a Esmeralda, in questa meravigliosa camera.   

Sotto le fotografie finalizzate alla presentazione di una serie tv internazionale Butterflies” presentata il 28 settembre 2018 a Londra

Stanza 4 primo piano

Per vedere il progetto finito clicca qui

Rihanna lancia la sua linea di lingerie inclusiva

In attesa di pubblicare un nuovo album, l’ultimo è Anti del 2016, Rihanna si sta dedicando alla sua linea di cosmetici e lingerie. Savage x Fenty by Rihanna è il marchio di intimo firmato dalla cantante. Sui social ha condiviso i modelli da lei creati e indossati. Body in pizzo e sexy completini valorizzati dalla bellezza della cantante.
La sua collezione è pensata con un’inclusione a tutto tondo:
stile 
La lingerie ha 4 linee, dal basic – quotidiano al lusso estremamente sexy, cercando di soddisfare i gusti e l’esigenze di ogni donna;  
taglia
Savage x Fenty è disponibile per donne di tutte le taglie, con misure che vanno da XS a 3XL e taglie che vanno da 32A a 44DD; 
tonalità della pelle
I capi si differenziano anche per tonalità  che sia in armonia con la tonalità della pelle di chi li indossa; 
paese geografico
la spedizione internazionale copre 210 paesi, consentendo a tutto il mondo di sentirsi bella e sexy con la propria lingerie .

Gaya Boutique

Questo mese i capi provati per voi sono gentilmente concessi da Gaya Boutique , in via Piero della Francesca 8 a Milano. 
Carla, titolare del negozio, sorprende per la gentilezza, professionalità e amore verso il suo lavoro. I capi sono estremamente eleganti perfetti per uno shooting di gran classe. 

L’essenza delle donne
Quando ti affidi alle mani di due donne come Carla di @gayaboutiquemilano e Micaela Zuliani succede che vengano fuori delle foto di rara bellezza ed eleganza come queste.
Sta qui la forza delle donne. Sta nel tirare fuori il meglio, sta nel trasformare materia prima in opera di cui stupirsi. 
L’esperienza di Carla di @gayaboutiquemilano ha risaltato il mio corpo imperfetto e taglia 52. L’ha reso armonioso giocando con i colori e i tessuti. Mi ha permesso di sentirmi seducente dentro a questa lingerie di classe. Mi sono sentita BELLA, bella come ogni donna dovrebbe sentirsi.
L’occhio di Micaela Zuliani e la sua creatività hanno reso l’esperienza di scattare insieme magica.
Una donna che coglie la tua difficoltà iniziale da dietro l’obiettivo, che ti dice le parole giuste e che crede in te è capace di fare magie con la fotocamera.
Amiche mie, sono le donne così che sono in grado di dare a ogni quadro la pennellata giusta per renderlo opera d’arte.
Le ringrazio col cuore. “
La Grace

Un altro servizio fotografico realizzato con la lingerie di Gaya Boutique è in stile Hollywood , qui tutto l’album completo:

Membro dell’AIBP

Micaela Zuliani titolare e fotografa di Portrait de Femme è nuovo membro dell’AIBP Association of International Boudoir Photographers .
http://portraitdefemme.it/

Ispirazioni per uno studio Boudoir

Fotografia Boudoir Italia ogni mese ricerca e propone nuove idee per arredare il proprio studio fotografico. Raccoglie immagini provenienti dal cinema, dalla fotografia, dalla moda, dall’arte come spunti d’ispirazione per realizzare nuovi servizi fotografici. Segui periodicamente la bacheca di pinterest  troverai tante nuove idee utili per i tuoi servizi fotografici.

Quanto costa realizzare una fotografia Boudoir ?

L’investimento nella fotografia Boudoir è molto alto, per diversi motivi:
dall’attrezzatura fondamentale alla formazione con workshop costosi per perfezionare la tecnica al continuo utilizzo ed acquisto di props (i cosiddetti accessori) per differenziare le fotografie offerte alle clienti e non fare sempre foto identiche tra loro.

La fotografia Boudoir necessita per definizione di una location intima, riservata e che metta a proprio agio la donna, per questo motivo gli studi asettici con il rotolone di carta bianca non possono essere minimamente presi in considerazione, ma si sceglie con cura il tipo di lenzuola, i cuscini, i tessuti damasco tipici della fotografia Boudoir  e tanto altro,
come gli accessori da tenere in mano , ad esempio le tazze raffinate, i ventagli, gli specchietti, i pettini, i fiori ecc o i capi da indossare tenuti nel “bauletto” del set come ad esempio i kimono, le vestaglie, le calze di pizzo, le collane di perla, le giarrettiere, il bocchino, le maschere, i guanti di seta, il boa ecc…

Certo si potrebbe risparmiare e non acquistare nulla di tutto questo, ma il professionista ama offrire un prodotto unico e di qualità sempre diverso, qualcosa di speciale per ogni cliente, per evitare appunto che le foto siano identiche.
Inoltre il mobilio e gli accessori spesso provengono da altri paesi, Francia, Germania, America, di conseguenza il prezzo aumenta per via delle spese di spedizione e dogana.


Idee per un look sensuale

Fotografia Boudoir Italia ogni mese ricerca e propone nuove idee per creare look sensuali e provocanti. Raccoglie immagini provenienti dal cinema, dalla fotografia, dalla moda, dall’arte come spunti d’ispirazione per realizzare nuovi servizi fotografici. Segui periodicamente la bacheca di pinterest  troverai tante nuove idee utili per i tuoi servizi fotografici.

lingeriex

A letto con Marilyn Monroe

«So esattamente di che cosa abbiamo bisogno: un letto con lenzuola di seta, una bottiglia di Dom Pérignon e un disco di Frank Sinatra», mi disse Marilyn. Ha fatto tutto lei: il giornale voleva mettere Marilyn in copertina, ma mi aveva chiesto un’idea: lei aveva chiaro in mente quello che voleva già al momento del nostro primo incontro.

A 27 anni, Douglas Kirkland ha avuto l’onore di scattare e parlare con la diva per eccellenza. Qui il racconto di quell’incontro speciale.

La sera dopo, era il 17 novembre 1961, la aspettavo con il mio assistente nello studio di Hollywood che avevo affittato per scattare: doveva arrivare alle 7 ma si presentò alle 9,30. Capii immediatamente la ragione del suo successo: era radiosa, sensuale, e molto seducente. Cominciai a scattare dall’alto, ma dopo pochi minuti Marilyn si mise seduta sul letto, si coprì il seno con le lenzuola, e chiese all’assistente di uscire: «Voglio restare sola con questo ragazzo: di solito funziona meglio». Continuai a scattare, usando la macchina fotografica come uno scudo, ma a un certo punto Marilyn disse: «Perché non vieni qui vicino a me?». A questo punto l’invito era esplicito.

Mi sono sempre chiesto perché non l’ho accettato. Certamente una ragione è che ad aspettarmi a casa c’erano la mia prima moglie e i miei tre figli. Ma credo anche che inconsciamente sapessi che tutta quella energia sessuale che si era creata tra di noi sarebbe rimasta nelle foto, se avessi continuato a scattare. Ora sono certo di avere fatto la cosa giusta. Alla fine mi sdraiai per terra di fianco al letto, e fu un po’ come se avessimo veramente fatto l’amore. Cominciammo a parlare della nostra vita: lei mi raccontò che si era sposata a 16 anni solo per fuggire all’affido presso una famiglia che non conosceva, io le dissi che avevo incontrato mia moglie al liceo.

Ho visto Marilyn tre volte in tutto, e ogni volta fu come incontrare una persona diversa. La prima volta, quando suggerì l’idea delle foto nuda nel letto, fu come incontrare una sorella: rideva molto, scherzava, mi pigliava in giro. La seconda volta, quando abbiamo scattato, era la superstar che il mondo intero desiderava. L’ultima volta, quando le ho portato le foto, era di cattivo umore, molto stanca. Indossava occhiali neri e un foulard a coprirle la testa. Misi le foto sul tavolo luminoso e lei mi chiese la lente per guardarle.

L’avevo dimenticata, e lei mi mandò a comprarla in un negozio che stava aperto di sera: «Piglia anche un pennarello e un paio di forbici», mi disse. Quando tornai guardò tutte le foto in cinque minuti, poi uscì dalla stanza e quando tornò, un paio di minuti dopo, non aveva più gli occhiali: «Ce ne sono alcune buone, ma queste non le voglio», disse, cominciando a mettere da una parte tutte quelle scartate. Poi prese le forbici e cominciò a tagliare le fotografie che non le piacevano. Subito dopo cominciò a selezionare le immagini in cui invece si piaceva, e tirò fuori quelle che preferiva. Guardarla era affascinante, era come assistere dal vivo al processo mentale che aveva portato quella ragazza di provincia a diventare Marilyn Monroe. A quel punto sorrideva: indicando la foto in cui abbracciava il cuscino, disse che era la sua preferita: «Questa ragazza mi piace perché è il tipo di donna con cui ogni uomo vorrebbe stare. La donna che anche un camionista vorrebbe portarsi a letto».

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UN TRAGUARDO IMPORTANTE CONTRO OGNI TIPO DI PREGIUDIZIO !

*** UN TRAGUARDO IMPORTANTE ***
Portrait de Femme e il noto marchio di lingerie Christies, hanno ufficialmente stretto una collaborazione per un progetto innovativo, mettendo al centro l’unicità di donne diversamente abili, abbattendo pregiudizi e discriminazioni verso la disabilità, perché la femminilità è un modo di sentirsi, è un saper essere, che parte da un’accettazione profonda e non da una perfezione superficiale. Nell’ambito dell’iniziativa, a quattro donne diversamente abili verrà offerta la possibilità di essere protagoniste di un servizio fotografico Boudoir, realizzato da Micaela Zuliani, fotografa e titolare del brand Portrait de Femme. Lo shooting è in programma per l’autunno 2016 e si svolgerà negli spazi Cross+Studio Milano. Le modelle verranno truccate, fotografate e indosseranno i capi Christies.
Le donne che vogliono candidarsi per poter partecipare possono inviare una mail a info@portraitdefemme.it , specificando nell’oggetto “progetto Portrait de Femme – Christies” raccontando qualcosa di se stesse, allegando una foto intera e un primo piano e scrivendo il motivo per cui vogliono partecipare.

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