La 1° rivista di Boudoir in Italia

L’intento della rivista è quello di promuovere, diffondere e migliorare il livello qualitativo e professionale della fotografia Boudoir, un settore in forte crescita, proponendo contenuti utili, quali rubriche, articoli, interviste, per lavorare in questo settore garantendo standard sempre più elevati; offrire uno scambio di informazioni concrete tra i fotografi operanti sul territorio nazionale e quello internazionale.
Gestita da Scuola di Boudoir, la prima e unica scuola in Italia del settore, scorri sotto.

Fin dal 500 nella pittura si è ritratta la donna in pose sensuali, immagini intimiste, pensiamo ad esempio a Tiziano, Rembrandt, Renoir, Rubens, Velasquez, Coubert solo per citare alcuni nomi.
Il nudo femminile nella fotografia si è affermato immediatamente dopo l’invenzione del processo fotografico del dagherrotipo, inventato da Louis Daguerre.

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I primi dagherrotipi di nudi

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Agli albori della fotografia, metà Ottocento, i primi nudi femminili, ritratti con il metodo di Daguerre, erano indirizzati prevalentemente ai pittori, in modo da riprodurre la figura umana senza aver bisogno di una modella presente.
I primi fotografi erano ex pittori, tra cui Auguste Belloc, Felix Jacques Antoine Moulin, Eugène Durieu e Vallou de Villeneuve.
Nella seconda metà dell’Ottocento in Francia apparirono le prime cartoline con nudi femminili. La circolazione di queste cartoline fu al centro di molte controversie e in molti paesi vennero censurate. Nei paesi anglosassoni per definire le fotografie di nudi femminili si usava l’eufemismo “French Postcard”.
Ma facciamo un passo indietro e capiamo innanzitutto come viveva la donna e come veniva rappresentata.

Alla fine dell’800 in Francia vi erano due tipologie di donne: da una parte le donne docili, segregate in casa, senza alcuna indipendenza e completamente sottomesse agli uomini, dall’altra un mondo sommerso di perversioni e piaceri sessuali dove gli uomini potevano sfogare i loro istinti trattando le donne come oggetti e le donne potevano fare lo stesso stando ben attente a non farsi scoprire. Le uniche in grado di sopravvivere in questo scenario erano quelle donne dotate di un carattere forte disposte ad andare contro le convenzioni sociali.

Il boudoir era un naturale riflesso della sensualità femminile di queste donne, della cura del proprio corpo, della propria bellezza. Un eccesso di civetteria femminile, dove la donna si circondava di tutte le cose che riuscivano a darle piacere, non ultimi gli uomini.
[Come diceva Simone de Beauvoir ne Il secondo sesso, “tutto ciò che è femminile è frivolo, infantile e irresponsabile”].
Appare pertanto chiaro quanto il boudoir fosse un capriccio tutto femminile, un luogo dove la donna poteva invitare l’uomo nei propri spazi più intimi, nelle proprie camere da letto e quanto rappresentava un’arma di seduzione oltre al corpo e all’avvenenza femminile. “La donna diveniva vera e propria componente dello spazio del boudoir, e questo si completava in lei, in una simbiosi erotica senza precedenti.

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Libri didattici

Nel 2016 Micaela Zuliani scrive “Fotografia Boudoir” il primo libro didattico di fotografia Boudoir (il 1° in Italia, il 2° a livello internazionale dopo Christa Meola). Nel 2019 pubblica “Le pose Boudoir” senza testo ma con un’ampia galleria di immagini.


Informazioni sul magazine

Fotografia Boudoir Italia nasce nel 2016 come testata giornalistica iscritta regolarmente presso il tribunale di Milano, dal 2019 è un magazine online con una pubblicazione non programmata.
Scuola di boudoir di Micaela Zuliani P.IVA 10840400963

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